Il messinese Sergio Pitrone ha creato “Icast” una piattaforma che consente alle aziende della moda  di realizzare casting direttamente on line. Una start up di successo. Tanto che la rivista Forbes lo ha inserito tra i cento talenti del 2020.

di Giulio Giallombardo

Si definisce un “idealista pragmatico” alla ricerca della felicità. Il suo segreto sta tutto in quell’ossimoro che lo porta a piantare i piedi bene a terra, ma con lo sguardo sempre più in là, dove le idee brillanti si accendono e prendono forma. Come quella che lo ha portato, ad appena 26 anni, tra i cento talenti “under 30” scelti da Forbes Italia per il 2020 nel settore “Art and Style”. Sergio Pitrone ha l’approccio lucido di un imprenditore navigato, ma con la freschezza e l’entusiasmo delle nuove generazioni. Orgogliosamente siciliano, messinese doc, ma da otto anni a Milano dove vive e lavora, si è guadagnato uno spazio tra le giovani menti brillanti italiane per una startup nata dalla sua tesi di laurea. Si chiama Icast e ha reinventato il modo di fare i casting, riducendo i processi da cinque giorni a cinque minuti. È una piattaforma online che mette in collegamento le agenzie con le aziende di moda alla ricerca di volti nuovi, portando il processo di selezione in un unico luogo “virtuale” per lasciare al casting manager la scelta artistica, risparmiando tempo, denaro e energia. Al progetto hanno già preso parte sessanta booker, cinquemila talenti e circa cento casting player, tra i quali aziende come Emilio Pucci, Roberto Cavalli e la holding della moda Giada Spa.

“Tutto è nato da una domanda che mi sono posto anni fa – racconta Sergio – come è possibile che in un mondo così veloce e digitale il processo di selezione di modelle e modelli è al contrario antiquato, lento e stressante? Così è arrivata l’idea di Icast, uno strumento che semplifica il processo di casting della moda, rendendolo più semplice e veloce. Il nostro ruolo, in sostanza, è quello di intermediari, al quale aggiungiamo anche un sistema di vera e propria gestione, pianificazione e selezione di modelli e modelle per ogni progetto”. L’idea nasce durante gli studi in economia e gestione aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel 2015 Sergio viene notato dall’allora amministratrice delegata di un’importante holding vicentina della moda e due giorni dopo l’ultimo esame varca la soglia degli uffici di due importanti brand della moda: Piazza Sempione e Love Moschino. Dopo aver organizzato diversi casting e provato in prima persona le difficoltà di chi fa questo lavoro, arriva l’intuizione che mette nero su bianco nella sua tesi magistrale.

Tre anni dopo, Icast diventa un’azienda, rigorosamente a trazione siciliana. Oltre a Sergio Pitrone, che svolge il ruolo di amministratore delegato, sono cofondatori insieme a lui, altri due giovani siciliani: Giulio Francesco Aiello, che si occupa di analisi, marketing e scienza dei dati, e Marco Pino, che cura amministrazione, controllo e finanza. Completa il team Giorgia Bravi, addetta alla comunicazione e pubbliche relazioni, conosciuta dai tre ragazzi durante un affiancamento di due mesi con il Milano Fashion Institute, partner di Icast. “Non mi sono mai voluto rassegnare all’idea che non si possa lavorare nella felicità – confessa Sergio -, questo mi ha spinto a circondarmi di persone sensibili e di valore, elementi che vanno custoditi soprattutto negli ambienti lavorativi e che mettono in risalto tutto ciò che ci rende esseri umani prima che lavoratori”.

Così, in pochi anni Icast è diventato un punto di riferimento per gli addetti ai lavori, un assistente tecnologico che permette di organizzare un casting in pochi clic. Il meccanismo è semplice: i clienti inseriscono nel portale le caratteristiche fisiche e i dettagli relativi al progetto; nello stesso tempo le agenzie propongono i talenti che meglio rispondono alle esigenze richieste; l’algoritmo elabora le informazioni e il casting è fatto. Inoltre, è possibile avere sempre traccia delle passate selezioni ed essere aggiornati sui nuovi talenti emergenti.

Un progetto che guarda lontano, capace – come il suo ideatore – di adattarsi anche alle trasformazioni imposte dalla pandemia che sta facendo paura al mondo. Nei giorni in cui tanti giovani hanno preferito lasciare le regioni del Nord e ritornare nelle loro città, Sergio è rimasto nel territorio epicentro dell’epidemia, in una spettrale Milano, dove insieme ai suoi colleghi ha studiato una strategia per resistere alla crisi. “Sono chiuso in casa dal 24 febbraio e ho continuato a lavorare in remoto – racconta Sergio -. Noi nasciamo come tech provider, per cui siamo abituati a questo tipo di lavoro, l’impatto negativo è di non poter stare vicino alle persone a cui vuoi bene. Ovviamente i casting ne hanno risentito. Ma stiamo approfittando di questa pausa per velocizzare il rilascio di una tecnologia che avevamo già in cantiere. Daremo la possibilità – spiega – di presidiare ogni singolo step della selezione di un modello o di una modella interamente online, una vera e propria audizione digitale”.

Un modo, dunque, per non fermarsi, sfruttando al meglio le risorse della tecnologia. Del resto il giovane talento messinese fermo non è stato mai. Sin da giovanissimo inizia le sue prime esperienze lavorative a Messina, come dj e organizzatore di eventi. Fonda l’associazione culturale Zenit che si occupa di intrattenimento educativo, tra appuntamenti culinari, cineforum e attività sociali. Durante gli anni del liceo, nel 2010, insieme al suo attuale socio Marco Pino, si inventa il diario “Seguenda”, che diventa l’agenda ufficiale del liceo scientifico “Seguenza” di Messina, primo istituto in Italia ad avere un diario scolastico di proprietà. Poi a 18 anni si trasferisce a Milano per studiare all’Università Cattolica del Sacro Cuore e dopo la laurea si specializza in management per l’impresa, svolgendo un semestre anche alla business school francese Essca. Nel frattempo prende corpo l’idea di Icast e per finanziarla fonda, insieme a Giulio Francesco Aiello, il marchio Vertumn che offre prodotti di comunicazione a diverse aziende e personal brand in Italia e nel mondo. Ma accanto alla felicità e ai successi professionali, il pensiero – soprattutto in questi giorni difficili – va sempre alla sua Sicilia. “Io vado fiero delle mie origini – confessa Sergio – la Sicilia è la culla dei miei valori, ma non tornerei adesso. Il mio lavoro è a Milano e ho bisogno di continuare a crescere professionalmente. Quando tornerò non credo sarà per lavoro, ma per fare qualcosa di importante anche a livello sociale, qualcosa da condividere con la mia gente e che mi permetta di lasciare il segno nella terra che amo di più”.

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