L’economia digitale ci connette con il mondo. Le libertà di movimento e di viaggio sono valori preziosi. La globalizzazione, però, è fragile, carica di tensioni.

di Antonio Calabrò

“Se alzi un muro pensa a cosa lasci fuori”. La lezione di Italo Calvino, interprete tra i più lucidi della nostra contraddittoria contemporaneità, suona davvero attuale proprio in queste settimane di crisi e preoccupazioni per la diffusione del Coronavirus, con tutte le gravi conseguenze sia sulla salute che sull’economia mondiale. Alla paura, assolutamente legittima, c’è chi risponde con scelte di ostilità e di chiusura, su cui demagoghi nazionalisti fanno leva per raccogliere facili consensi (e stavolta proprio noi italiani ne paghiamo un conto doloroso, con esclusioni che ci colpiscono e feriscono). Ma le società in cui viviamo, aperte, digitali, interconnesse, non sopportano muri.

Chiedono regole internazionali e locali di convivenza e relazione, scritte bene e intelligentemente applicate (con tanto di tempestive sanzioni per chi le viola). E chiedono un supplemento di ragione, di competenze scientifiche e di conoscenze, per muoversi nelle crisi senza cedere al panico. Ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando, proprio nei giorni più caldi della diffusione del virus, ha tenuto a essere chiaro e deciso: “La conoscenza è l’antidoto alle paure irrazionali e immotivate che inducono a comportamenti senza ragione e senza beneficio”.

La conoscenza scientifica, condivisa e diffusa, per capire che scelte fare e dare valore alle scoperte su salute e sicurezza. E la conoscenza dei processi economici. Da anni, oramai, merci e servizi che usiamo quotidianamente (dai cellulari ai computer, dalle auto all’abbigliamento, dalle polizze d’assicurazione alle attività bancarie, etc.) sono il risultato di catene internazionali di produzione, in cui la Cina e gli Usa, ma anche l’Europa e la stessa Italia sono protagonisti essenziali. Una catena che è impossibile interrompere, pena un ritorno a condizioni economiche e sociali di povertà. La decrescita, insomma. Infelice.

L’economia digitale ci connette con il mondo. Le libertà di movimento e di viaggio sono valori preziosi. La globalizzazione, però, è fragile, carica di tensioni. Dunque va ben governata, con intelligenza politica dei governi e dei cittadini stessi. Con relazioni attente alla sicurezza, fondate su conoscenza e dialogo, sulle buone regole e la responsabilità. Aveva ragione Calvino: altro che muri.