In tutta la Sicilia si moltiplicano le comunità e le associazioni dedicate alla meditazione, alla creazione di un nuovo rapporto con la natura, alla religiosità. Forme di spiritualità alternativa con sempre più adepti. Ecco chi sono e dove trovarli.

di Claudia Cecilia Pessina

Il Centro è ancora in costruzione, pezzo dopo pezzo, ma già si può visitare per meditazioni personali e ad aprile ci sarà il primo corso, un’esperienza di depurazione radicale in cui le pratiche yoga si accompagneranno a un’alimentazione di soli succhi filtrati. Niente a che fare, insomma, con le settimane “detox” in alberghi di lusso che sono l’altra faccia della medaglia delle abbuffate del nostro tempo. Il Centro, ispirato agli Ashram di impronta indiana, si trova tra Sciacca e Caltabellotta, in contrada Cottonaro Lavanche, ed è l’ultimo arrivato nella galassia della spiritualità alternativa in Sicilia. Un universo composito, a torto liquidato dai detrattori come paccottiglia New Age, che mette insieme un gran numero di associazioni (e di persone) impegnate a cercare una strada personale di ricerca nel rapporto con sé e con gli altri, e sempre in armonia con la natura. Associazioni aperte, non settarie, laiche nel rapporto con la diversità religiosa, etnica, culturale.

A fondare questo nuovo centro è stata una coppia, Anna Grasso, genovese di origini siciliane e Ruben Sanchez, argentino. Pensavano di impegnare i propri risparmi in un buen retiro. Poi è scattata l’idea della comunità spirituale, aperta anche ad altri. Comprato un terreno di sedici ettari e riadattato un edificio di 740 metri quadrati, stanno ristrutturando tutto da soli, con l’aiuto

di amici, mettendo insieme proprie risorse e donazioni. Ci sarà una sala di meditazione coperta da una cupola geodetica (la Geodetica è la scienza che si occupa della misura e della rappresentazione del campo gravitazione della terra) impostata sulla base di una frequenza aurea, realizzata da un esperto venuto dal Cile. Il suo nome è “Gulea Samadhi”, “cupola dell’unione con il divino”. L’associazione che si occuperà di tutte le attività si chiama Kratas Meditation, e riprende il nome sicano della zona, in cui anticamente viveva una popolazione matriarcale pacifica. L’intenzione degli organizzatori è di creare “un polo di evoluzione spirituale internazionale, aperto a tutti i sinceri ricercatori spirituali, dove risiederanno persone da tutto il mondo”. A proporre e coordinare l’insegnamento della meditazione sarà Lara Luce, venuta da Venezia in Sicilia per contribuire al progetto, fonte di ispirazione anche del percorso alimentare del centro, lei stessa forte di un’esperienza triennale “respiriana”, che vede nel respiro e nel sole la principale fonte di nutrimento.

“La spiritualità – sottolinea – è una cosa molto concreta, è la vita stessa. È necessario fare spazio in noi, per ritrovare la saggezza innata. Vogliamo creare un luogo in cui incontrare, scambiare, condividere e creare insieme agli altri. Dove ciascuno può fiorire. Non solo silenzio e meditazione, ma anche azioni buone ed etiche. Maggiore felicità abbiamo in noi stessi, maggiore felicità creiamo attorno a noi”. Aggiunge Anna, fondatrice del centro: “Con i soldi che avevo messo da parte potevo vivere serena là dov’ero, in Nuova Zelanda, ma poi abbiamo pensato che volevamo vivere in un una maniera più significativa, darci un compito, in un posto dove ci fosse ancora genuinità e spazio d’azione, una natura incontaminata, il mare, il sole”.

Fatto sta che anche in Sicilia, come in ogni angolo del mondo occidentale, il panorama spirituale non è più così granitico come fino a qualche decennio fa, ma aperto a tutta una serie di nuove riflessioni, pratiche e progettualità. Cos’è Dio, o il Divino? Chi sono io? Che senso posso dare alla mia vita? Queste le domande fondamentali che spingono sempre più persone a mettere in discussione le proprie credenze e convinzioni.

Alla pace, quella interiore ma anche quella mondiale tra le nazioni, è dedicata la pagoda di Comiso, eretta su una collina in contrada Canicarao, davanti all’ex base missilistica. Fu consacrata il 7 luglio 1997 e inaugurata l’anno successivo. “Noi consacriamo la nostra vita e i nostri sforzi anche grazie al profondo impegno del nostro Maestro, l’ultimo venerabilissimo Nichidatsu Fujii. – racconta Gyosho Morishita, il monaco giapponese del movimento Nipponzan Myohoji ai cui sforzi si deve la costruzione della pagoda siciliana, una delle quattro presenti in Europa -. Crediamo che la costruzione delle pagode sia un modo di cooperare e di unire i popoli, perché incarnano lo spirito della non violenza. In particolare la nostra pagoda è situata in un luogo molto significativo, al centro del Mediterraneo e a metà strada fra il Sud ed il Nord del mondo”. Ogni santo giorno Morishita recita il mantra classico Namu myo ho ren ge kyo: “pace, grazie, lode, benvenuto”, con l’intenzione di espandere il messaggio della preghiera.

Secondo Carla Parola, studiosa, libera pensatrice, genovese, ma attenta osservatrice da molti anni dell’Isola, “le diverse anime rendono il panorama siciliano pregnante, effervescente e molto attivo. Alle volte la pluralità di percorsi disponibili può disorientare. Ma in questo caso l’offerta è positiva, poiché non esiste una sola via in assoluto, una è la via per ciascuno di noi.

L’importante è che non si caschi nella trappola di pensare che la propria sia migliore (o peggiore) delle altre”.

Provano ad andare in questa direzione alcune delle principali associazioni siciliane. “L’idea è che il processo di cambiamento personale possa tradursi in un processo più allargato. Rafforzandoci gli uni gli altri. Non sentendoci più soli”, dice Giuseppe Muscato, responsabile dell’associazione Paideia. Unire le forze è quel che tanti ripetono, fuori da steccati. “L’importante è incontrarci, confrontarci e crescere insieme, anche oltre al proprio gruppo di riferimento. Creare sinergie”, dice Michele Marzilla, responsabile del centro Colori di luce da diciassette anni impegnato nella proposta di pratiche ed eventi culturali.

Fabio Alfano, insieme al fratello Marco, ingegnere elettronico, anima l’associazione Anghelos. “Che cosa è consapevolezza? Capire come funziona la vita. Ognuno ha la sua verità. Libertà è lavorare a una coscienza del bene comune scollegato dal tornaconto personale. Noi crediamo in una spiritualità laica. Fatta di logica, non di credenze”. Un punto di vista che si traduce anche nell’abitare, con la promozione del valore del bello legato all’etica, e di modelli per un nuovo modo di vivere il pianeta in armonia tra uomo, spazio e cosmo.

C’è chi poi fa anche scelte più radicali, rispetto ai luoghi dove vivere e operare. È il caso di Simona Tricarichi e del marito Danilo Colomela, entrambi ingegneri ambientali, che hanno scelto di lasciare la città e vivere a contatto con la natura, seguendo i principi della permacultura, secondo cui – nella cura della terra – gli interventi umani devono essere volti a non danneggiare o a ripristinare gli equilibri ambientali, riducendo anche i propri consumi. Così sono andati a vivere in campagna, a Montelepre, in contrada Serra Canneto, e qui hanno fondato il Centro per lo sviluppo della consapevolezza Thar Dö Ling, costruito seguendo i principi della bio-edilizia, con la dovuta cura nella scelta dei materiali, nella realizzazione degli impianti e nella riduzione dell’impatto ambientale e produzione di rifiuti. Il tutto in regime di massima economia. “Pensiamo – spiegano – che qualunque problema esista sul pianeta possa essere superato solo se abbiamo la consapevolezza che il primo passo da fare deve essere il nostro. Per saper muovere i passi bisogna allenarsi. E il nostro Centro, il cui nome in tibetano significa Terra di chi aspira alla grande pace, vuole essere la palestra, il luogo dove addestrare il proprio modo di pensare a favore di un pensiero positivo”. Continua Simona: “Per noi gli esercizi per l’addestramento sono le attività nelle quali siamo coinvolti nella natura, dalle piantumazioni di aromatiche alla produzione di conserve, dalle relazioni con gli animali a quelle umane, in casa e col vicinato. Alcuni strumenti tratti dalla saggezza del buddismo tibetano ci aiutano a verificare come un buon modo di pensare può veramente fare la differenza nell’affrontare situazioni di vita e relazioni con gli altri”.

Ma il conoscere o l’accostarsi a nuove proposte non comporta necessariamente il rifiuto o il distacco dalle le proprie radici culturali. Anzi, spesso si arriva a viverle con più presenza di prima. Vito e Anita Pennisi sono cattolici. Praticanti. Hanno creato una famiglia, seguendo gli insegnamenti della Chiesa. Ma hanno deciso di non concentrare le loro energie solo sul privato, fondando nel 2009 l’associazione di promozione umana e sociale Eos, che in greco designa l’aurora, alla cui costruzione vogliono contribuire con le loro attività focalizzate su solidarietà, cultura e formazione. Rivolte a un gruppo eterogeneo, con modi diversi di vivere il cattolicesimo, o anche orientati su altri credi, aperto a tutti coloro che vogliono condividere le esperienze. In programma almeno un impegno mensile di volontariato, gite alla scoperta di luoghi di particolare suggestione, e da un paio d’anni il corso di formazione per approfondire tematiche di interesse spirituale, come la fiducia, l’ascolto, la paura, il perdono, la comunicazione nella relazione affettiva. “Una volta mi era difficile comunicare con i cattolici – ammette Cinzia Bizzarri, insegnante e responsabile del programma culturale del gruppo -. Oggi sono certamente meno rigida io, ma anche le persone che ho incontrato qui sono meno rigide. Senza pregiudizio ci confrontiamo sui nostri percorsi personali approfondendo i temi non solo da un punto di vista intellettuale ma anche corporeo”.

Intento che anima anche Uriel, Centro studi e ricerche per la volontà di Bene, con sede a Collesano in contrada Mondoletto. L’associazione promuove la crescita interiore e si propone di offrire un modello di vita in comune non nel senso classico del termine, ma in un’ottica “conventuale della nuova era”, in cui non si vive fisicamente insieme ma si creano occasioni di condivisione di pratiche come allenamento al corretto stare insieme, al fine di instaurare rapporti corretti nel sociale. “È necessario aprirci a una nuova dimensione della coscienza”, dice Gaetano Russo, ex avvocato, presidente e co-fondatore del Centro, “quella della creatività, che non appartiene soltanto ai geni, a grandi artisti e scienziati. Creatività per gli esseri umani ‘normali’ non è solo generare figli sul piano fisico”.

Aldo Scarpulla, psicoterapeuta e direttore della scuola di Psicosintesi di Catania, lavora sul cuore. “Il cuore è il nostro punto di energia inclusiva, non legata al sentimentalismo e neanche alle emozioni. Il cuore collega e risana cose vecchie e nuove, il vicino e il lontano, il particolare e l’universale. Per coltivarlo occorre una dedizione totale. Anche i fallimenti non sono inutili: raddrizzano il tiro e rendono i tentativi successivi più efficaci”.

Importante, ricordano i vecchi saggi orientali, è evitare le aspettative, essere fiduciosi, sopportare gli insuccessi. Anche la scienza occidentale da qualche decennio sta confermando con le proprie modalità ciò che era già stato “visto” anticamente. Il cuore, per esempio, in medicina cinese era ed è considerato l’imperatore, che tutto comanda. “Gli studi attuali dimostrano che si tratta in realtà di un piccolo cervello che regola ormoni e neuroni, comandando lo stesso cervello”, spiega Mariuccia Sofia, medico, direttore dell’associazione Namaskar, Yoga e Meditazione creativa, di Catania. “La ‘coerenza cardiaca’ è alla base del nostro stato di salute e della forza di auto-guarigione e auto-riparazione dei tessuti. Oltre che del rilascio dell’ossitocina, l’ormone dell’amorevolezza, gentilezza e tolleranza. E della nostra saggezza profonda e capacità di provare gratitudine”.

Sono in tanti a parlare di “vera nascita”, quella spirituale. “Ognuno mette al mondo se stesso nella sua dimensione più autentica, perfettamente individuata e su un percorso di evoluzione in cui può superare la propria personalità egoica che mantiene prigionieri in un circolo vizioso di autoreferenzialità”, afferma Francesca Impallari, fondatrice del Centro studi Egeria di Palermo, attivo da 25 anni. “Importante è mantenere un’autenticità nella propria pratica meditativa. Che deve servire a trasformare se stessi. Non a rilassarsi, consolarsi e sentirsi meglio. Il solo fatto di metterci a gambe incrociate non ci deve poi far sentire migliori di altri. Se poi continui a pensare e parlare male degli altri non hai fatto niente. Ci deve rendere pieni di compassione verso tutti”. La vera creatività, quindi, si esprime in azioni concrete che coniugano il proprio bisogno materiale e quello spirituale. “È importante saper stare in questa dicotomia, che non si risolve allontanando lo spirituale o rinunciando al contatto con la realtà, rimanendo nel mondo dei sogni. “Il risultato altrimenti è solo frustrazione”, dice Maria Vittoria Randazzo, procuratore capo della procura per i minorenni di Palermo, presidente dell’Istituto nazionale di psicosintesi e direttrice del Centro di Psicosintesi di Palermo. “Questo è importante insegnarlo anche ai ragazzi. Puntare al soddisfacimento facile e immediato dei desideri secondo modelli sociali precostituiti non porta da nessuna parte. Individuare il proprio talento. Esprimere la propria autentica nota d’anima e cercare il modello di vita che ci corrisponde”. Come realizzare un’opera d’arte, dove il materiale è la nostra vita stessa.