Il futuro è roseo ma attenzione a non esagerare con le mode, avverte Andrea Zoggia, sommelier del Gruppo Exit.

Raccontaci un po’ di te.

“Ho cominciato a lavorare in sala durante gli studi poi ho cominciato con i primi assaggi e da lì è scaturita una vera e propria passione. Quindi la naturale prosecuzione del lavoro in sala, tra Torino e Milano. Attualmente mi occupo di vino per il gruppo Exit a Milano”.

Qual è il primo vino siciliano che ricordi di aver assaggiato?

“Non ricordo il primo vino, sarà stata qualche etichetta di Donnafugata, Sedara o Anthilia forse. Ma ricordo la prima folgorazione, Etna Rosso 2001 di Calabretta, assaggiato nel 2009, per me un capolavoro, almeno all’epoca”.

Sicilia a tavola: un piatto da non mancare?

“La cassata”

Proponi vini siciliani nella tua carta? Di quali aree?

“Assolutamente sì, principalmente vini etnei ma non solo: Marsala, Pantelleria, Lipari, Ragusa…”

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano.

“Credo Marsala Targa Florio e Gorgonzola naturale. Lo proposi a Torino durante il 50ennale dell’unità d’Italia, un classico comunque”.

È un momento d’oro per il territorio etneo. Cosa ne pensi a riguardo?

“Terroir eccezionale e un ottimo livello di vini sia bianchi che rossi, caso non comune in Italia, mi viene in mente solo l’Abruzzo. Ciò che più è da valorizzare è il patrimonio umano, della Montagna quella vera. Persone e cantine come quella di Salvo Foti e dei suoi figli, associazioni come i Vigneri”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“Vedo un futuro roseo, se non si esagera con le mode con zone come l’Etna”.

Andrea Zoggia