I siciliani, come i cittadini di ogni parte del mondo, hanno questo in comune: che ognuno è unico.

di Augusto Cavadi

Per conoscere i siciliani di oggi riesce certamente istruttivo conoscerne alcuni di ieri. Chi ama i testi di storia ha solo l’imbarazzo della scelta fra tante monografie dedicate a personaggi illustri, da Archimede a Camilleri. Chi preferisce pagine più agili, al confine fra la saggistica e la letteratura, troverà gradevole la lettura di un libro recentissimo di Antonino Cangemi, Miseria e nobiltà in Sicilia, edito da Navarra, in cui si raccontano – come avverte il sottotitolo – Vite di aristocratici eccentrici e poveri talentuosi.

Tra i nobili troviamo poeti come Domenico Tempio, Antonio Veneziano e Lucio Piccolo; filantropi illuminati come Pietro Pisani, fondatore e primo direttore della Real Casa dei Matti di Palermo; donne fatali come l’immancabile Franca Florio, la cui fama sembra crescere – anziché sfumare – con lo scorrere dei decenni. Tra i  “poveri”, ma  “talentuosi”, sono evocate figure abbastanza note (come Tommaso Bordonaro, autore de La spartenza, e Filippo Bentivegna, lo scultore delle inquietanti pietre del suo “Castello incantato” nei pressi di Sciacca) e altre pressoché sconosciute (come Pietro Vento, detto Pietro Sasizza, che anch’io ebbi modo di incontrare più volte a Mezzojuso quando preparava per le feste aquiloni colorati e piccole mongolfiere, il cui volo incantava noi bambini con gli occhi sgranati).

Che cosa accomuna personaggi tanto diversi per ceto sociale, formazione culturale, scelte di vita? Nulla. Ma è proprio quest’assenza di affinità a risultare eloquente. Ancora una volta, infatti, conferma – come scrive Cangemi nell’Introduzione – che “i poli opposti si attraggono. Anche in Sicilia. O, forse, soprattutto in Sicilia. Quella Sicilia abbagliata dalla luce e oscurata dal lutto (per dirla con Bufalino), accecata dalle luminarie della festa e afflitta da ataviche amarezze, allegra e malinconica, ciarliera e silenziosa, vivace e apatica, dai colori accesi e dalle più tenebrose oscurità. Quella Sicilia assetata di giustizia e devastata da troppe iniquità, ribelle e rassegnata, clemente e inclemente, docile e aspra, in cui tutti vogliono vivere e da cui tutti vogliono scappare, dove il bello che incanta e sublima sino a estraniare confina con l’indecenza”. I siciliani, come i cittadini di ogni parte del mondo, hanno questo in comune: che ognuno è unico.