La ricchezza educativa urbana è l’esito prezioso di una positiva interazione tra città e comunità, tra spazio e società, e attraverso essa si determina la capacità di trovarsi un posto nella comunità.

di Maurizio Carta

Platone descriveva la città come “pascolo e nutrice della società”, prescrivendo che essa dovesse essere buona, nutriente, salubre e protesa alla cura del bene comune. Dobbiamo, quindi, recuperare la visione e la realizzazione di una città nutrice dell’umanità, piattaforma pedagogica permanente, dispositivo educante. Le città sono da sempre, e oggi con maggiore intensità e velocità, organismi vibranti di luoghi e comunità, di dati e informazioni, di azioni e reazioni generati sia dalle persone che dall’ambiente, organismi educativi capaci di agire per migliorare la vita delle comunità che le hanno scelte come luoghi di vita. E questa intensa attività pedagogica deve coinvolgere soprattutto i giovani abitanti. A partire dalle prime e pluripremiate esperienze di progettazione urbana con i bambini condotte dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo, negli ultimi anni si sono moltiplicate in Sicilia le occasioni di una nuova pedagogia urbana che mette insieme le scuole, le università, gli innovatori sociali e che si rivolge direttamente ai bambini e agli adolescenti per cominciare da loro a cambiare il modo di pensare, vivere e progettare la città: da Mazara del Vallo a Sciacca, da Caltanissetta a Lentini, da Gangi a Sambuca di Sicilia. Alcuni esperimenti hanno raggiunto la maturità, come SOU, la Scuola di Architettura per Bambini ideata da Farm Cultural Park, una vera e propria palestra per il progetto urbano, ma anche per la libertà del pensiero, la creatività, il desiderio di rendere possibile l’impossibile.

Mettendo insieme esperienza e visione, tra Palermo, Favara e Roma si sta portando avanti un progetto finanziato dalla Fondazione per i Bambini che lavora sulla “città educativa” come esito di una positiva interazione tra città e comunità, tra spazio e società. Educare alla città significa offrire ai suoi abitanti, sia giovani sia adulti, pienezza di opportunità di crescita: più spazi per la narrazione dei luoghi di vita, più biblioteche – accessibili anche ai bambini – come piazze della conoscenza e della relazione, più spazi aperti per il gioco come occasione di interazione emotiva con lo spazio urbano (utilizzando le opportunità offerte dal gaming), meno desertificazione commerciale e omologazione spaziale e funzionale, contrastando sia i fenomeni di gentrification che di hipsterification.

La ricchezza educativa urbana è l’esito prezioso di una positiva interazione tra città e comunità, tra spazio e società, e attraverso essa si determina la capacità di trovarsi un posto nella comunità, di saperlo riconoscere e difendere e di attivare processi generativi di nuove relazioni urbane e sociali.