…e ritorno

Floriana Patti, l’accademia a Bologna, il teatro a Modena, poi il rientro a Palermo. Voleva fare l’attrice nella sua città. E ci è riuscita.

di Valerio Strati

Fare l’attrice a tutti i costi. Superare ogni ostacolo. Compreso il no della famiglia. Floriana Patti, palermitana classe ’81, si iscrive all’università per accontentare i genitori. Ma non resiste a lungo. Il suo sogno preme. “Avevo fatto domanda nelle migliori accademie d’Italia – racconta – e quando sono stata scelta alla Galante Garrone di Bologna ho definitivamente lasciato gli studi e la mia terra. I miei se ne sono fatti una ragione. Dopo la scuola ho lavorato per due anni in una compagnia teatrale di Modena. Ma volevo tornare in Sicilia. Nonostante le difficoltà che sapevo avrei incontrato, volevo fare l’attrice partendo dalla mia città. E sono riuscita a farlo. Ho seguito il più grande puparo e cuntista che abbiamo: Mimmo Cuticchio. Nel 2012 ero a Selinunte, nel progetto La macchina dei sogni. Ho lavorato due anni nel suo teatro. Dietro le quinte ho preso coscienza della parte tecnica e della gestione del palco. Ho imparato tantissimo. Una scuola di vita. Come del resto tale è stato il periodo in Accademia”.

Claudia Busi, Vittorio Franceschi e Renata Palminiello alcuni tra i docenti che più ha amato. Patti segue workshop con artisti quali Laura Curino, Massimiliano Civica e Gennadi Bogdanov, ma l’incontro con l’attrice coreana Jaram Lee è tra i più importanti. La tecnica del teatro “pansori”, che mette insieme musica e racconto, è il metodo più vicino al suo sentire attorale. Appassionata di danze popolari del sud Italia, quando scopre il flamenco se ne innamora. Va a studiare in Andalusia. Susana Lupiañez Pinto, conosciuta come la Lupi, e Maria Luisa Sereno Lozano, detta la Chiqui de Jerez, sono le sue maestre.

“Il flamenco – osserva l’attrice – si apprende e poi si insegna. Queste due ballerine di fama internazionale mi hanno fatto crescere anche come futura insegnante. Il flamenco ha in sé tutto quello che ho studiato: la danza, il rapporto col corpo e la parola, cioè quella del cantaor che influenza e determina la mia interpretazione. Ho da poco creato un nuovo progetto in cui unisco la narrazione siciliana e il ritmo del flamenco. Il mio sogno è aprire un’accademia di flamenco per poter tramandare questa passione, senza mai smettere di essere allieva”.