Isola delle Femmine, paese di origine della famiglia di Joe Di Maggio, si prepara al gemellaggio con Martines, villaggio di pescatori vicino a San Francisco, dove nacque il grande campione di baseball. Un modo per non dimenticare una mai davvero finita storia di emigrazione.

di Guido Fiorito

“Dove sei finito Joe Di Maggio?” cantavano Simon & Garfunkel in Mrs. Robinson, la colonna sonora de Il Laureato, anno di grazia 1967. Il grande campione di baseball non aveva mai dimenticato Isola delle Femmine, le sue radici, il paese d’origine della famiglia di pescatori. Isola delle Femmine non lo dimentica, ancor oggi: ventuno anni dalla morte, l’8 marzo. Una storia in cui si identifica l’intera comunità isolana: centinaia di pescatori partirono verso la California alla fine dell’Ottocento in cerca di fortuna. Tra questi, nel 1902, i genitori di Joe, Giuseppe Di Maggio e Rosalia Mercurio che tesseva le reti. Lo ricorda anche Hemingway ne Il vecchio e il mare quando il vecchio Santiago riflette: “Credi che il grande Di Maggio resisterebbe con un pesce tutto il tempo che io resisterò con questo? Sono certo di sì, e ancor più, dato che è giovane e forte. Anche suo padre faceva il pescatore”.

Joe nasce a Martines, un piccolo paese di pescatori a nord di San Francisco, il 25 novembre del 1914. È l’ottavo di nove figli. Studente poco brillante, aiuta la povera economia familiare facendo lo strillone di giornali. Poi la scoperta del baseball. Diventa un giocatore leggendario: vince nove campionati giocando 1736 partite (1308 vinte) con 361 fuoricampo e il mitico record di 56 partite consecutive con almeno una battuta valida. La sua squadra sono i New York Yankees e quando si ritira nel 1951 ha accumulato in banca cinque milioni di dollari, una montagna di denaro. Incarna tre miti americani: l’uomo che si è fatto da solo, il figlio di emigranti che diventa ricco riscattando una infanzia di miseria, il baseball. Ha amato il quarto: Marilyn Monroe. Joe si innamora vedendola in fotografia vestita da una tuta di baseball. Un colpo di fulmine. Lei gli regala un amuleto con una scritta parafrasata dal Piccolo Principe di Saint-Exupéry: “Il vero amore non è visibile agli occhi ma al cuore, perché gli occhi possono essere ingannati”. Si sposano nel 1954 e si separano nove mesi dopo. Lui l’avrebbe voluta a casa, lontano dal cinema. Impossibile.  Fu lei a chiedere il divorzio.

La fine del matrimonio spinge Joe a ritrovare le sue radici con un viaggio in Italia. Agosto 1955, sale su un aereo per Palermo: “Sto andando a cercare i parenti che non ho mai conosciuto”, dice. Lo accoglie a Isola delle Femmine il sindaco, Francesco Di Maggio come lui. Di quel giorno è ancor oggi testimone il figlio di Francesco, Vincenzo, in seguito anche lui sindaco di Isola, che lo accompagna giovanissimo per un giro del paese. “Quello che non ho mai dimenticato – ricorda – è il suo modo di camminare, con un passo felpato, sembrava scivolasse sul terreno. Molti dicono di essere suoi parenti ma non ci sono certezze e comunque possono essere solo lontani cugini, come ho scoperto anche per la mia famiglia”.

A Isola è stata Agata Sandrone, presidente della sezione locale di BCsicilia, a rilanciare il mito di Joe. Appassionata di ricerche storiche, ha iniziato a studiare l’albero genealogico della famiglia Di Maggio e ha organizzato due mostre per raccontare la vicenda del campione e i legami con Isola.

“È stata indicata senza alcuna certezza – continua Sandrone – come casa della famiglia di Joe un edificio in via Cutino. Dalle mie ricerche la madre, prima di raggiungere il marito negli Stati Uniti abitava invece via delle Fontane, oggi via Roma”. La signora Sandrone faceva parte del comitato di accoglienza che aspettava Joe a Isola delle Femmine, domenica 25 aprile 1993, per il conferimento della cittadinanza onoraria. “Fu una grande delusione. Aveva avuto dei dolori al petto a Roma, era stato ricoverato in ospedale”. Sei anni più tardi Joe sarebbe morto a Los Angeles per un cancro ai polmoni.

La cittadinanza onoraria fu poi consegnata a Roma da Antonio Scala e Stefano Bologna che oggi è sindaco di Isola. “Aveva un carattere riservato – ricorda Bologna – e parlò poco. L’incontro durò una ventina di minuti. In giugno verrà il sindaco di Martines per completare il gemellaggio. Spero per quella data di destinare una sala della biblioteca comunale a Joe Di Maggio, quando si libereranno le stanze perché sarà completata la ristrutturazione del municipio. Faremo un museo intitolato a Joe che sarà affidato a BCsicilia”.

Dopo quelli con Pittsburg e Monterey, Isola si è gemellata anche con Martines. Primo atto la visita nel novembre scorso del vicesindaco Debbie Mckillop, anche lei parente del grande Joe: la nonna Francesca Mercurio era la sorella di Rosalia.

Oggi Isola delle Femmine riscopre la pesca e l’ambiente. “Ci sono ancora una settantina di imprese familiari – dice il sindaco – che si occupano di piccola pesca artigianale. La domenica tanti vengono a comprare il pesce appena preso. Negli anni Settanta si è puntato sulla industrializzazione, adesso si può parlare di archeologia industriale. Keller, Sicar, lampadari Omar, il Gasolone, sono tutte chiuse. È rimasta solo Italcementi. L’istituzione della riserva dell’isolotto e quella marina sono importanti per il nostro futuro. Il turismo è in aumento e la prossima estate aboliremo totalmente le cabine sulla spiaggia, solo sdraio e ombrelloni”.

Nelle foto raccolte da Agata Sandrone, Joe è ancora a fianco di Marilyn, la riga nei capelli, il volto affilato che lo fa somigliare a un giovane Yves Montand. Non l’aveva mai dimenticata. Era stato lui ad andarla a trovare quando era ricoverata in una clinica di New York con i nervi a pezzi dopo il naufragio del matrimonio con Arthur Miller e a organizzare i funerali dove volle solo amici. Niente clan Kennedy, niente attori. Non si era più risposato. E per tanti anni fece arrivare sulla tomba di Marilyn un mazzo di rose rosse.

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