Il 21 marzo una lama di sole penetra dalla volta di una gigantesca grotta per andare a colpire  un punto preciso al suo interno. Si ripete così da millenni il rito della rinascita della vita. Dove? Alla Gurfa, nel comune di Alia, un complesso rupestre ancora oggi avvolto nel mistero.

di M. Laura Crescimanno 

Intanto, è giusto chiarirlo, non si tratta di grotte. Anche se i depliant turistici ci hanno abituati a sentirle chiamare così, il complesso della Gurfa, un sito archeologico preistorico poco frequentato, nascosto tra le colline della provincia di Palermo a pochi minuti d’auto dal borgo di Alia, sarebbe ben altro.

Piuttosto andrebbe sostituita tutta la segnaletica esistente con la dicitura corretta di “complesso rupestre”, anche se le origini e l’uso degli ambienti – la camera funeraria e la parte superiore con le abitazioni scavate nel tufo, come i più antichi sassi materani – non sono di chiara attribuzione per i molti studiosi che negli ultimi cinquant’anni anni se ne sono occupati.

Il sito della Gurfa è gestito dal Comune di Alia, ma appare subito evidente che sarebbe urgentissimo intervenire per risistemare la strada di accesso e tutta la fruibilità dell’area intorno alla parete principale, oltre che a creare  servizi essenziali per i visitatori (toilette, parcheggi). Mentre il Comune cerca di risolvere il problema della via d’accesso, rimane irrisolta la querelle tra storici e archeologi sulla datazione e sugli usi, che hanno generato negli anni tesi differenti.

Di sicuro, c’è soltanto l’origine preistorica della necropoli scavata nella parete, attestata anche da Paolo Orsi, mentre per il complesso abitativo a due piani scavato nella roccia, come i più antichi sassi di Matera, è in discussione che si tratti di una thòlos, una delle più grandi del Mediterraneo. Le thòlos sono monumenti funerari a cupola risalenti all’età del bronzo, diffusi in tutti i Paesi del Mare Nostrum in epoca micenea. Secondo alcuni studiosi sarebbe proprio questa la sua origine, intrecciata con il mito che la vorrebbe tomba di Minosse, il re cretese venuto in Sicilia all’inseguimento di Dedalo, il costruttore del labirinto di Cnosso. Per altri, invece, la sua storia sarebbe molto più recente e meno suggestiva: si tratterebbe di una fossa granaria risalente a un’epoca che va dalla età tardo romana alla bizantina.

In ogni caso sulla Gurfa, che sembra restare sospesa in una sorta di destino misterioso, in mancanza di documentazioni storiche forse andate perse nel tempo, convivono molte ipotesi. Di sicuro, nel tempo, cambiò usi e destinazioni. Mentre sul toponimo non sembrano esserci dubbi: dall’arabo infatti il termine rimanda al significato di stanza o magazzino.

Secondo l’architetto e storico dell’arte palermitano Carmelo Montagna, che studia il sito da vent’anni e che ha individuato e descritto un’iscrizione scolpita nella roccia raffigurante uno scudo di probabile epoca fenicia, “il complesso rupestre, dove sino agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso si tenevano ancora gli  animali e si faceva il formaggio, fu concepito e scavato da una grande mente  nella notte dei tempi, funzionò come palazzo-santuario legato al calendario solare e per dimensioni è di certo il più grande thòlos  con caratteri simbolici unici perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo a Micene”.

Il luogo, indubbiamente, emana una forte magia. Le dimensioni sono impressionanti, con la volta ogivale alta sedici metri e il perimetro di dodici metri e mezzo, illuminato da un raggio di luce solare. Le pareti annerite dagli incendi che si sono susseguiti nel tempo hanno assunto, per via delle infiltrazioni d’acqua, colori incredibili, anche se non mancano i soliti deprecabili graffiti e segni d’incuria. Lo hanno capito artisti e ideatori di eventi, operatori culturali dei paesi intorno che già da anni sul suolo della Gurfa costruiscono progetti culturali che iniziano ad attirare visitatori, turisti e studenti. L’associazione della vicina Valledolmo, Paideia, animata da giovani classicisti e filosofi,  ha iniziato a mettere in scena in primavera e in estate i Dialoghi di Platone, affidando le letture ad attori professionisti e coristi. Alcuni agriturismi della zona organizzano giornate a cavallo con visita del sito rupestre, grazie al supporto volontario di una guida locale che apre e chiude il sito portando i turisti a visitarlo, attività che si può prenotare anche tramite l’ufficio turistico di Alia (dal lunedì a sabato dalle 9 alle 13 al numero 091 8219528). Nel piccolo borgo infatti si lavora già  per il prossimo evento del 21 di marzo, per l’equinozio di primavera, quando il raggio di luce solare entra puntuale alle 12 dalla fessura nella roccia a illuminare un punto preciso del pavimento dell’ambiente principale. Un fenomeno che gli studiosi continuano a osservare, quasi un richiamo alle tombe di Luxor o al sito di Petra.

Spiega Elisa Chimento dell’associazione BC Sicilia: “Stiamo lavorando con il sindaco di Alia al prossimo evento per l’equinozio di primavera, lo faremo il 22 marzo. L’iniziativa già l’anno scorso ha raccolto dentro la thòlos più di centocinquanta appassionati e studenti. La suggestione naturale creata dalla luce non è descrivibile a parole. Bisogna venire alla Gurfa, visitare i due ambienti principali e poi, dai gradini scavati nel tufo, salire alle stanze al piano superiore, per vivere questa incredibile esperienza visiva che ci riporta all’alba delle principali civiltà del Mediterraneo”.

Durante l’Equinozio di primavera, infatti, una lama di luce entra nell’oculus, il foro posto alla sommità della thòlos, e illumina l’ambiente. Proprio questo foro – per chi crede all’ipotesi della tomba micenea – sarebbe una prova aggiuntiva del legame tra questa monumentale opera dell’uomo e quel mondo arcaico. Nel rito della “catabasi”, infatti, veniva messo alla prova il coraggio del futuro re calandolo, attraverso un’apertura, dentro la tomba in cui sarebbe rimasto per un periodo imprecisato per dimostrare lo sprezzo della morte. Una sorta di discesa nell’Ade con conseguente risalita, una prova iniziatica.

A spiegare scientificamente cosa accade alla Gurfa quattro volte all’anno in occasione dei solstizi e degli equinozi, quando i raggi del sole entrano dai fori della roccia e colpiscono angoli precisi del suolo secondo il calendario solare, è anche l’archeoastronomia, disciplina che incrocia i saperi di chi studia la storia antica e l’astronomia, per spiegare eventi e attribuire possibili significati  alle più antiche tracce dell’uomo sulla terra, quando la vita dipendeva dai ritmi della natura per le semine e i raccolti, determinandone la sopravvivenza e la prosperità.

Nel 2015 l’artista madonita Croce Taravella, che spesso ha tratto ispirazione dalla storia dei suoi territori, ha realizzato ad Alia un immenso murales dedicato alla Gurfa, facendo rivivere possibili personaggi mitologici e riti esoterici. Riti che sarebbero stati celebrati nella notte dei tempi dai sacerdoti dediti al culto della dea Afrodite, celebrando la rinascita della vita sulla morte, legata alla luce. Dalla luce il recupero dell’asse terrestre universale, il centro del mondo, il cielo e il sottosuolo, il legame presente in tutte le civiltà umane con l’aldilà.

  1. Laura Crescimanno