Si può passare da una winstub a una fromagérie senza sentirsi del tutto tedeschi o francesi.

di Simonetta Trovato

Ha due anime, Strasburgo, ugualmente vere: si può passare da una winstub a una fromagérie senza sentirsi del tutto tedeschi o francesi. Se chiedi, da queste parti, ti risponderanno che l’alsaziano è un cittadino a parte, cresciuto sul ciglio dell’Ill, magari in una di quelle case-mulino con le finestre a pelo d’acqua. Lasciando da parte i palazzoni a vetro del Parlamento europeo, bisogna lasciarsi portare dal naso e dagli occhi, dai gerani colorati alle birre maison.

Gianfranco Aiello ha scelto di vivere qui: l’architetto bagherese è giunto per amore, ma poi si è fermato, in una di queste case antiche dove, ogni giovedì, apre la sua cucina a dieci sconosciuti, pronti a provare le ricette siciliane. Home restaurant ante litteram, nato quando non era ancora di moda? Aiello preferisce definirsi epicureo visto che a Strasburgo fa parte della condotta Slow Food e ha declinato la sua passione sui prodotti e vini locali. “Strasburgo vive al confine con la Germania, da una parte la catena dei Vosgi, dall’altra il Reno e la foresta Nera; è una città teutonica, bellissima, con un’architettura unica data dalle case in legno con le strutture a vista: il centro storico, perfettamente restaurato, è del tutto pedonale, solo biciclette e tram. Ma è l’anima tedesca ad accogliere: l’alsaziano è chiuso e diffidente, si apre a fatica a chi arriva dall’esterno. Ma quando guadagni la sua fiducia, sarà per sempre. Sei a un’ora e mezzo di TGV da Parigi, ma vivi in una dimensione più umana, e l’Università (la seconda per importanza in Francia) le regala una vivacità cosmopolita”.

Gianfranco Aiello riunisce spesso perfetti sconosciuti alla sua tavola: si prenota con il passaparola, ci si ritrova insieme: francesi, tedeschi, italiani. E l’architetto-chef invita a scoprire i dintorni. “L’Alsazia è stata sballottata per secoli tra Francia e Germania, ha sviluppato una dimensione identitaria molto forte: quando nel 1870 Strasburgo ritorna all’Impero germanico, il Kaiser Guglielmo II pretende la costruzione di una nuova città al di fuori dai confini di Strasburgo antica”.

Leggenda vuole che il Kaiser lo abbia voluto per accogliere anche la sua amante, la prostituta Emilie Klopp, oltre a notabili e amministratori tedeschi, fatto sta che la Neustadt è ancora lì, con le sue costruzioni eclettiche, Jugendstil create da Conrath, il Palazzo Imperiale, la Posta, le case. “Qualche anno fa divenne Patrimonio Unesco, ma è ancora fuori dai circuiti turistici abituali. È una città nella città a pochi minuti dal centro”. Con Place de la République, perfettamente rotonda al centro. “Che due volte l’anno diventa un paradiso: in primavera fioriscono gli alberi di magnolia, e in autunno enormi Ginko Biloba completamente gialli”.

Aiello, lei è uno chef. “La cucina alsaziana è un mondo a sé fatto di Flammkuchen o Tarte Flambé; della tradizionalissima Bouchée à la reine (Suppepaschtetle), sorta di vol-au-vent ripieno di animelle e salsa: l’unico modo per gustarli sul serio è una winstub, la taverna alsaziana”. Aiello consiglia Fink’Stuebel, ma poi dirotta sulle enoteche. “Strasburgo è una città di Sinistra in una regione di Destra, delimitata da piccoli villaggi meravigliosi ma molto conservatori. Per provare i vini, meglio andare alla cave “Au fil du Vin libre” e farsi stordire dai racconti e dalla competenza di Jean Walch, sarà lui a raccontarvi dei vignerons locali, del Riesling e dei vini biodinamici della zona; oppure in una winstub come Au Pont Corbeau dove Francois ha una spettacolare cantina di 15 mila bottiglie alsaziane.