Anche nella stagione del trionfo dell’economia digitale, i collegamenti fisici hanno un ruolo fondamentale. Bisogna dunque investire nelle infrastrutture, più e meglio di quanto non sia stato fatto finora.

di Antonio Calabrò

Anche nella stagione del trionfo dell’economia digitale, i collegamenti fisici hanno un ruolo chiave. Bisogna investire nelle infrastrutture E completare la rete dell’Alta Velocità, guardando molto verso Sud.

L’Italia cresce poco e lentamente, lo 0,2 per cento nel 2019 e lo 0,5 nel 2020, meno di tutto il resto d’Europa, come documenta il Fondo monetario internazionale, nel suo rapporto annuale sul nostro Paese. Anche l’Ocse, in uno studio di fine gennaio, è dello stesso parere. Non è una novità, naturalmente: sono vent’anni che va più o meno così. Solo che la riproposizione periodica della stessa fragilità economica aggrava il quadro generale delle condizioni economiche e sociali.

Se si scende in profondità, il quadro si complica. E la marginalità meridionale si aggrava. Il Nord del “nuovo triangolo industriale” (Lombardia, Nord Est, Emilia Romagna) va avanti in crescita e miglioramento delle condizioni di vita, anche se accusa un certo rallentamento economico e subisce i venti di crisi di larghi settori manifatturieri (l’automotive, innanzitutto). Il Sud va invece male. E ad aggravare il divario, ci sono le differenze di infrastrutture, che incidono su sviluppo, occupazione, redditi.

Un’ennesima riprova? “Italia divisa in due: dove c’è la Tav il Pil cresce del 7-8% in più”, titola Il Sole24Ore (30 gennaio). I dati sono contenuti in una ricerca dell’Università Federico II di Napoli e dicono che le 12 città collegate, nell’ultimo decennio, dall’Alta Velocità (20 milioni di abitanti, nelle aree metropolitane), hanno avuto una crescita media del Pil del 10 per cento contro il 3 per cento delle città che ne sono prive. Quasi tutte città del Nord con linee verso Roma e Napoli-Salerno. Baricentro, Milano. Collegamenti più rapidi, interconnessioni di idee, attività, affari.  Anche nella stagione del trionfo dell’economia digitale, i collegamenti fisici hanno un ruolo fondamentale.

Bisogna dunque investire nelle infrastrutture, più e meglio di quanto non sia stato fatto finora. E completare la rete dell’Alta Velocità, guardando molto verso Sud. Servono opere per 48 miliardi, di cui trenta già disponibili, per poter rapidamente aprire i cantieri. Commenta Ennio Cascetta, professore di Pianificazione dei Trasporti all’università di Napoli, responsabile dello studio di cui stiamo parlando: “Bisogna dare priorità a opere che spingono i punti di forza dell’economia italiana: aeroporti per il turismo, valichi per l’export, allargamento della rete dell’Alta Velocità”. Un piano integrato dei trasporti, insomma.