Dagli inizi ad Antenna Sicilia, passando per Sky e Dazn, fino ad approdare a Sanremo: Diletta Leotta racconta la favola di una ragazza che ha realizzato i suoi sogni. Con grinta, tenacia e tanto lavoro.

di Simonetta Trovato

Diletta, che sul terreno di gioco non andrebbe mai in tuta; Diletta, che posta una foto su Instagram e raccoglie i like di sei milioni di follower e tanti cuori; Diletta, che è ormai una blogger di fatto; che detta legge sul mondo del fashion, con il maxipull mentre cucina le lasagne, o nell’ultima campagna di Intimissini; Diletta che è partita dalle tv locali di Catania e ora tiene saldamente in pugno il microfono di Dazn; che ormai ha già accantonato Sanremo come una “bella esperienza” sì, ma finita, trapassata, superata, si va avanti e pure di corsa, calpestando – tacco 12 – il famoso monologo sulla bellezza e l’ode alla nonna, che meritavano la gogna per l’ autore. Insomma, la Leotta è bella (parecchio), ha stile, è laureata in Giurisprudenza, se ne intende di calcio; e rispedisce al mittente le critiche di chi la disegna impreparata, infagottata, abile maliarda, manipolatrice di scatti rubati, arrivista anche nella scelta delle relazioni. Diletta, che ha deciso che niente e nessuno può permettersi di criticarla.

Da Catania a Sanremo. Da una ragazza di 15 anni che tenta Miss Muretto e Miss Italia alla ribalta dell’Ariston. Le foto di quegli anni la raccontano ragazzina, senza l’allure di oggi. 

“Più che di allure preferirei parlare di sicurezza, di consapevolezza: a 17 o 18 anni sei pieno di speranze, è normale. Ma anche di incertezze da puntellare con le esperienze che la vita ti riserva. Non hai una completa coscienza di te: anzi, non sempre ce l’hai da grande, figuriamoci da ragazzina. Credo (anzi sono sicura) che conquistare una consapevolezza della propria indole, dei propri sogni ma soprattutto delle proprie attitudini per cui impegnarsi, è uno dei traguardi più affascinanti. In 10 anni però non è cambiata la sostanza di quella ragazzina: rimango una persona semplice, sognante prima ancora che ambiziosa.

Però quella selezione per Miss Italia l’ha tentata …

“Avevo deciso di recitare una poesia in inglese di Emily Dickinson, anziché provare un balletto. Non andò, stop. Ma sono rimasta la stessa, anche se nessuno ci crede; quando torno in Sicilia mi piace rivedere gli amici, gli stessi di allora. Scendo dall’aereo e sento il profumo amaro delle arance, cerco la granita di mandorle e il caffè con la brioche, magari vado ad Aci Trezza, il porticciolo dove ho imparato a nuotare, per godermi  i faraglioni; ma soprattutto adoro godermi casa con tutta la mia famiglia… e siamo tantissimi…”.

Due edizioni di Insieme ad Antenna Sicilia. Un buon banco di prova?

“Uno dei primi, poi ne sono arrivati tanti altri. E non sono mai finiti, i banchi di prova, nella sfera lavorativa come in quella personale, ritornano tutti i giorni. Io continuo a studiare e ad imparare con la voglia di sempre. Ricordo il periodo di Insieme con affetto, Salvo La Rosa è un professionista straordinario, Antenna è stata un’ottima palestra. Tra i vari ospiti c’erano spesso personaggi di un certo calibro, soprattutto del mondo dello spettacolo, ho conosciuto così Christian De Sica, Carmen Consoli, Gigi D’Alessio, e tanti altri. Ero ancora giovanissima, entrare in contatto con loro mi ha aiutato parecchio”.

Poi l’arrivo a Sky, le prime partecipazioni piccoline, e pian piano si sale. Quando si è resa conto di aver superato i primi ostacoli e di essere arrivata alla ribalta?

“Il termine ribalta mi fa un po’ sorridere. Sto vivendo il percorso che avrei voluto vivere, per questo mi sento fortunata. Anche la parola “arrivata” non rientra nel mio vocabolario. Vedo colleghi più esperti di me che non si sentono giustamente ancora in vetta, ma continuano come me a pedalare. Se mi guardo indietro, il Meteo, Skysport24  e poi la serie B fanno parte di un processo di crescita e di maturazione. Ho ancora tantissimo da imparare”.

Ilaria d’Amico e il debutto nel piccolo mondo delle “donne che parlano di calcio”.

“Beh, credo sia un mondo ormai tutt’altro che piccolo. Sono tantissime le donne che parlano di calcio, con competenza e preparazione. Chi si meraviglia che in conduzione o a bordo campo ci sia una donna con un microfono, credo si sia perso l’evoluzione di almeno 30 anni di giornalismo sportivo. Certo è che Ilaria è stata una delle prime, insieme ad Antonella Clerici: Antonella è un’amica ma anche un riferimento a cui guardare”.

Da Sky a Dazn. Ma cambia anche il suo ruolo: è nata Diletta. O era successo anche prima?

“Diletta è Diletta ed è nata da un pezzo! Si, si cresce, si matura, ci si migliora ma non si cambia così facilmente. Diletta possiede i valori che la sua famiglia le ha trasmesso. Da Sky a Dazn si è fatto un altro passo: e ognuno è una valigia, un bagaglio in più che mi consente di imparare qualcosa di nuovo. Se devo citare una differenza tra Sky e Dazn, la trovo proprio allo stadio: ora sono più vicina all’azione visto che mi muovo sempre a bordo campo e il clima in cui ci si cala, in questo caso, è completamente live”.

Sanremo, la ribalta per eccellenza. Chi ha scelto i suoi outfit? Su Instagram viaggiavano le sue foto alla velocità di un click, ogni sito riportava in diretta le mise e i commenti delle fashion addicted. Insomma, come Elettra Lamborghini e Achille Lauro …

“C’è una squadra di persone, tra stylist, consulenti d’immagine, manager, autori, che propone soluzioni, suggestioni più o meno affascinanti. La mia stylist Valeria Palombo ha fatto un lavoro eccezionale. Sono stati tre mesi di fitting e prove abiti sotto la rigida supervisione del mio management e di mia mamma… la più severa! In questi casi comunque la cosa più divertente è scegliere. E cosa indossare lo scelgo io”.

Sanremo dietro le quinte: Amadeus gentile? Le colleghe divertenti? Qualcuno molto antipatico?

“Sanremo è una grande avventura che si adatta minuto per minuto ai cambiamenti e agli imprevisti del momento. è una fabbrica che lavora in maniera incessante dalla mattina alla notte. Non si ha molto tempo per accorgersi se chi attorno a te sia più simpatico o antipatico: si è concentrati sul lavoro, si costruiscono sinergie, solidarietà che sono alla base di questo mestiere. Con le colleghe c’è stata subito sintonia e quindi un ottimo rapporto. Quanto ad Amadeus, è una persona per bene, nell’accezione più nobile di questa espressione, un vero allenatore puntuale e comprensivo. E poi c’era Fiorello: il suo show proseguiva anche dietro le quinte. Io di persone antipatiche non ne ricordo proprio”.

Un Sanremo difficile da gestire. Che ha viaggiato molto sui social.

“Con i social si convive, a Sanremo come altrove. Rappresentano una vetrina, una forma strepitosa di interazione. L’importante è prenderci le misure, affrontarli e gestirli con lucidità e spensieratezza”.

Oggi gestisce direttamente le sue pagine?

“A livello di scelte, si. I miei social esprimono quello che sono e sento io, non hanno nulla di costruito. Poi è chiaro che c’è un team che mi supporta costantemente, ora sul piano tecnico ora su quello manageriale. Come ho sempre detto i social devono essere un mezzo per comunicare la propria vita con leggerezza”.

Crede che le donne siano i suoi più grandi detrattori? E che il parlare di calcio le abbia attirato anche antipatie maschili? O, al contrario, magari i calciatori possono anche essere dei romantici?

“Penso che non si possa piacere a tutti. Non è una questione di donne e uomini. Questo lavoro mi ha permesso di imbattermi in manifestazioni di affetto ma soprattutto di stima che mi hanno riempito la vita. Le critiche non costruttive lasciano il tempo che trovano”.