Ad Agrigento l’associazione culturale fondata da Marco Savatteri forma giovani artisti alla commedia musicale di stile americano. E’ nata così una compagnia teatrale che porta i suoi spettacoli in tutto il mondo.

di Antonio Schembri 

Sfida faticosa, fatta di passione e studio meticoloso, quella di rappresentare la vita sul palcoscenico combinando il dramma con l’ironia e la comicità. Come quella portata avanti ad Agrigento dalla Casa del Musical, associazione culturale nonché scuola di formazione artistica e compagnia di giro. A fondarla, nel 2012, Marco Savatteri, 35 anni, agrigentino doc, artista eclettico e, come lui stesso si definisce, caotico, affascinato dal genere di commedia sviluppatosi negli Stati Uniti agli inizi del Novecento da schemi narrativi dell’operetta europea. Il musical, appunto.

Un’avventura, quella di questa factory artistica all’ombra dei Templi che parte dal pian terreno della villa di famiglia del regista, ubicata nella zona alta di Villaggio Mosè, la frazione a meno di otto chilometri dal centro di Agrigento. Un vasto scantinato, trasformato in salone di prove, dove tra specchi, apparecchiature sceniche, pianoforti e altri strumenti musicali, gli attori – sia gli aspiranti sia quelli che hanno già concluso il proprio percorso formativo di durata triennale – e gli scenografi trascorrono intere giornate tra studi e prove. Un luogo nel contempo isolato ma poco distante dal centro abitato, che ne è di fatto coinvolto. “Per il primo anno, grazie a una convenzione con Casa del Musical, agevoliamo infatti l’alloggio degli allievi in case situate nelle immediate vicinanze della villa”.

Questo piccolo campus teatrale sta pian piano favorendo l’avvio di un promettente sistema di economia circolare in un territorio che, a dispetto del suo sottosviluppo economico, offre – sottolinea Savatteri – “un’atmosfera e una complessiva qualità della vita strategici per chi vuole imparare a fare teatro”. Il suo funzionamento è semplice: l’associazione – tiene a sottolineare il regista – non attinge a nessun finanziamento pubblico e si sostiene da una parte con i budget di singoli eventi previsti da bandi, dall’altra attraverso le rette mensili versate dagli allievi. Inoltre, con i proventi degli spettacoli nei quali poco a poco cominciano a lavorare, i nostri ragazzi riescono a sostenere le spese dell’affitto e quelle per concludere i corsi”.

Un circolo virtuoso che, adesso, si avvale anche della convenzione con il Consorzio universitario agrigentino Empedocle. Oggi la compagine agrigentina conta quindici maestranze fisse, ossia artisti con competenze diverse, suddivisi tra performer e attori divenuti professionisti con alle spalle almeno tre anni di formazione alla Casa del Musical, un coreografo e alcune profili specializzati in produzione. A questi si affiancano i corsisti del campus, in aumento da quest’anno: la maggioranza proviene da varie parti della Sicilia (soprattutto da Palermo), ma anche da Napoli, Lecce, Roma e Viterbo.

“Pur non avendo mai frequentato il Conservatorio né una scuola teatrale – racconta Savatteri – vivo di musica e teatro rispettivamente dall’infanzia e dall’adolescenza. A sei anni ho cominciato a suonare il pianoforte da autodidatta. Per questo mi reputo uno pseudo-pianista. Del resto, quando suono lo faccio, appunto, caoticamente, immaginando già anche le note degli altri strumenti che, a loro volta, costituiranno l’orchestra da adattare all’opera teatrale che, sempre contemporaneamente, vado concependo”.

A quattordici anni inizia invece l’irresistibile gravitazione verso il teatro. Galeotto, guarda caso, fu il musical. In particolare Evita, l’opera rock scritta da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, una delle più riuscite e replicate degli ultimi decenni sui palcoscenici del West End di Londra e di Broadway, a New York.  “Rimasi così folgorato dalla tragica storia della coraggiosa moglie del presidente argentino che me ne appassionai visceralmente. Da allora per me Evita rappresenta il concept più alto del musical e l’idea di metterla in scena divenne quasi un’ossessione. Ma siccome a Agrigento non esistevano scuole né possibilità di sperimentarsi, per riuscirci decisi di fondare direttamente io stesso una piccola compagnia teatrale”. Fu a diciotto anni che Savatteri riesce a realizzare la sua versione di Evita e a rappresentarla in città e in giro nella provincia. Spettacolo dal vivo, con costumi e acconciature anni ’50 in linea col periodo della first lady argentina. “Fu un successo. Al punto che il sindaco dell’epoca, Calogero Sodano, ci mise a disposizione il Teatro Pirandello”.

E segnò il via ufficiale verso nuovi spettacoli; un musical su Cleopatra, un altro sulla maternità, un altro ancora sulla Vespa. E altre piccole commedie e tragedie.

“Mi sono poi trasferito a Roma, per studiare all’Università. Ho preso la laurea in Lettere Moderne, ma i miei studi si sono sempre incrociati con ripetute visite ai teatri di Londra e con il lavoro e l’insegnamento in diverse scuole di teatro e di musical. Dopo diversi stage con registi romani, ho lavorato anche al Macbeth rappresentato al Teatro Sistina”.

Il musical, come base. Dalla quale però esplorare altri percorsi teatrali pluridisciplinari, dove la musica c’entra sempre. Insieme con il cantautore e attore teatrale etneo Alfio Antico, Savatteri scrive Hadrianus Imperator, riduzione teatrale delle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, interpretata da Giancarlo Giannini nello spettacolo dello scorso dicembre nel Palazzo Biscari di Catania; e di  Caravaggio – La Fuga e l’indagine, spettacolo itinerante di arte immersiva dedicato al geniale e controverso pittore cinquecentesco, in programma a Palermo nei saloni di Palazzo Sant’Elia fino al 30 aprile: una movimentata narrazione di quarantacinque minuti che coinvolge il visitatore attraverso videoproiezioni digitali, suoni, antichi motivi musicali e racconti in cui l’inimitabile capacità del Caravaggio di far incontrare luce e buio diventa anche strumento per ricordare il furto, commesso dalla mafia cinquant’anni fa, della Natività, uno dei suoi quadri più belli, oggi tra le dieci opere d’arte più ricercate da tutte le polizie del mondo. E rappresentare lo sdegno di tante altre opere d’arte interpretate da attori in carne e ossa (dalla Venere di Milo a cui, mentre dialoga con la Gioconda, cadono le braccia, dai Bronzi di Riace alla Danzatrice di Edgar Degas, passando per i surrealisti Orologi sciolti di Salvador Dalì), che, a un certo punto della pièce, accerchiano il pubblico, lo scuotono e lo avvisano che, se il genere umano continuerà a non riservare alla bellezza la cura e il rispetto che merita, scapperanno dai musei, per non tornarci mai più.

Manca poco, adesso, a un altro importante step prossimo venturo per la Casa del Musical. Si tratta di Camicette Bianche, uno spettacolo sul dramma dell’emigrazione, i diritti delle donne e, la sicurezza sul posto di lavoro. L’opera è tratta dall’omonimo libro di Ester Rizzo, frutto della ricerca su un tragico fatto di cronaca avvenuto a New York. Il 25 Marzo del 1911, alla Triangle Waist Company, in una fabbrica di camicette scoppiò un incendio in cui morirono 146 lavoratori, fra le quali 127 donne di cui 38 italiane. Ventiquattro di queste erano siciliane. “Protagonista del musical è Clotilde Terranova, emigrata da Licata. E con lei tante altre donne siciliane – illustra Savatteri – che sacrificarono la loro vita al lavoro nel Nuovo Mondo, dentro quella fabbrica maledetta. Rappresenteremo quest’opera il 16 marzo a Saarbrucken, in Germania, per il Festival delle Migrazioni. E, proprio il 25 marzo, a New York, alla Casa Italiana della New York University”.