Ci varianti definiscono anche lo spirito del gesto che può essere fatto con indifferenza, impegno, sorpresa, sdegno o ironia.

di Luca Vullo – disegno di Alessandra Micheletti

Nel nostro Paese è possibile dire di no usando il corpo in diversi modi: con gli occhi, con la testa, con le mani e la testa, solo con le mani…

Queste varianti definiscono anche lo spirito del gesto che può essere fatto con indifferenza, impegno, sorpresa, sdegno o ironia.

Basta notare il differente impatto che possono avere le ciglia alzate di colpo oppure la faccia che si rivolge da un’altra parte per negare di ascoltare o di vedere, oppure ancora quando la testa viene girata a destra e sinistra con il collo dritto.

Esiste un’altra tipologia di negazione connotata come il “no greco”, che al contrario dell’affermazione che viene rappresentata chinando la testa come per avvicinarsi all’oggetto, si compie con  il gesto opposto, alzando la testa come se ci si volesse allontanare. Il movimento della testa buttata vigorosamente indietro, riconosciuto come un no, nasce proprio in Grecia per poi diffondersi nelle zone geografiche dove arrivò la colonizzazione ellenica, circa duemila e cinquecento anni fa. Stiamo parlando di Turchia, Malta, Sicilia e le regioni meridionali dell’Italia. Per l’ennesima volta, diventa palese l’originalità del popolo siciliano che non si è limitato a copiare il gesto greco di muovere la testa dal basso verso l’alto come per spingerla indietro. I siciliani hanno infatti aggiunto un elemento caratteristico che li rende unici in tutto il mondo: il suono.

Facendo aderire la lingua al palato come fosse una ventosa, viene poi rilasciata di colpo contemporaneamente al movimento del capo all’indietro producendo un particolare suono. Spesso questo atteggiamento è riconducibile all’uomo d’onore o mafioso, ma nel tempo è diventato di uso comune per tutta la popolazione.