di Roberto Alajmo

 

Joco

In certe zone, in certi quartieri di certe zone, la J diventa leggermente sonora, persino gutturale, arrivando a sfiorare la pronunzia ghioco. Significativa è l’espressione ‘un joca e ‘un fa jocare, non gioca e non fa giocare. Si dice di chi è disposto a privarsi di un piacere o di un vantaggio, purché questo vantaggio o piacere non tocchi a nessun altro, specialmente al prossimo suo, considerato avversario in tutto e per tutto. In quest’ottica, l’immobilismo assoluto arriva a rappresentare la condizione ideale, in una società dove non esiste vittoria più esaltante della sconfitta di qualcun altro. Non schiodarsi mai da una complessiva condizione di sottosviluppo è un prezzo che spesso si paga volentieri. Un’attitudine da annoverare come altra manifestazione di quella tendenza ben rappresentata dalla parola tedesca Schadenfreude. Letteralmente: “Piacere per il fallimento di un amico”. Parola che nel dialetto siciliano non c’è e invece dovrebbe esserci, visto che il sentimento è fortemente sentito.

Làstima

Passando al dialetto dallo spagnolo – dove significa pena, compassione – làstima ha acquisito una sfumatura di insofferenza. Làstima è la persona che troppo si lamenta, al punto di intaccare i nervi di chi ascolta.

– Sei una làstima.

– Lastimuso.

Per i risvolti identitari della tendenza al piagnisteo, vedi anche alla voce lagnusìa, ossia quel genere di pigrizia che si accompagna oltretutto a una forte vocazione alla lamentela.