di Luigi Mazza

Con gli occhi chiusi, è il tempo della semina in terra calda: fagiolini e zucche e zucchini;
poi i fagioli con l’occhio e quelli borlotti.
Il cielo si copre di avanzi di scirocco, sembra montare e mettere insieme pezzi di maltempo, e poi?
Poi un raggio di sole spacca le nuvole inutili e scende. Chiude gli occhi che bruciano di sudore al vecchio,
appoggiato mani e mento sul legno della zappa. Due soffi di tramontana
e la pioggia se ne va per mare: come donna che insegue libertà.
Il vecchio sputa e ricomincia: ferro tagliente di zappa contro sasso, l’unico,
sfuggito a secoli di calli di mani che spietrano e dissodano.
Tre rondini volano sui campi, le prime.
Ma puntano alle strade lasciate deserte dall’epidemia;
qui gli animali hanno ripreso sicuri il centro della carreggiata.
Il gatto osserva il topo, il coniglio indisturbato assaggia la corteccia dell’ogliastro innestato.
La poiana studia tutto, è più in alto di tutti, mentre in basso il biacco lascia il sole e va alla ferula.
La lucertola è caduta nella tinozza dell’acqua col sapone.
La volpe scruta le galline, tornerà stanotte.
E il geco si è svegliato nella stanza di una donna nuda.
La campana suona a lutto, nessuno sa chi la suoni o chi sia morto: sono proibiti i funerali.
Il raglio dell’asino rompe il silenzio.
Sputa in aria malinconia. Ancora?
Sì, ma solo per chi non sa ascoltare.
L’asino raglia perché è innamorato, e la primavera quest’anno si farà beffa solo degli uomini.
L’albicocco, poi, lui è completamente in fiore. Sfacciato.