Luigi Mazza, l’autore del testo che trovate in questo articolo non è un poeta né uno scrittore celebrato. Lo diventerà, probabilmente. È un giovane geniale che, dopo avere studiato giornalismo a Roma, ha capito che la vita lo chiamava verso un’esistenza diversa e si è rifugiato in una vecchia casetta di famiglia arroccata sulla cima di Lipari, nelle isole Eolie. Dissoda la terra, coltiva ortaggi, alleva asini, fa una fatica pazzesca, si sveglia all’alba e va a letto poco dopo il tramonto più bello che io abbia mai visto. Legge (molto) e scrive (molto bene). Da solo. Quando ho letto l’ode alla primavera che aveva postato su Facebook, ho pensato che fosse perfetta per aprire questo numero preparato nel pieno dell’emergenza che ha stravolto le nostre vite. Perché la meraviglia della natura che si risveglia – anche quest’anno come ogni anno – ci dà il senso rassicurante di un ciclo che sta sopra tutto, anche alla minaccia di un virus sconosciuto che lascerà un solco profondo nella storia e nel futuro del mondo. Futuro che proviamo a investigare in questo Gattopardo aperto dal grande Luca Parmitano (uno che di isolamento e di quarantene se ne intende, come leggerete), sentendo economisti, esperti di Mezzogiorno, imprenditori. Un numero che, per la prima volta, non ha la sua agenda di appuntamenti – tutti sospesi – ma dove abbiamo volutamente mantenuto la rubrica che seleziona gli articoli dei giornali del mondo dedicati alla Sicilia, prima del virus. Un coro di meraviglia per la nostra natura, i nostri paesaggi, i nostri borghi, la nostra cultura. Quel che ci attende fuori dalle nostre case quando tutto sarà finito. Quello da cui ripartire. Non dimentichiamolo. Anzi, aggrappiamoci a questo pensiero come a una scialuppa sicura in mezzo al mare in tempesta.