Secondo Simone Romano, sommelier del Tordomatto di Roma,  una stella Michelin, è il momento giusto per riportarlo in tavola.

Raccontaci di te…

“Classe 1982, sommelier e uomo di sala per passione”.

Qual è il primo vino siciliano che ricordi di aver assaggiato?

“Il Regaleali di Tasca d’Almerita è stato il primo vino ordinato consapevolmente”.

Sicilia a tavola: un piatto da non mancare?

“Non riuscirei mai a rinunciare a la pasta con le sarde e il finocchietto. Ma anche una tazza di ricotta appena formata dal pastore può essere un’esperienza”.

Proponi vini siciliani nella tua carta dei vini? Di quali aree?

“La Sicilia occupa una parte importante nella carta del Tordomatto. L’Etna in questo momento fa la parte del leone, ma si stanno riscoprendo zone come Vittoria, Avola e i vini della zona di Marsala. E la parte occidentale è pronta a ritornare ai fasti di qualche anno fa”.

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano…

“Marsala Vergine Riserva 1988, Marco De Bartoli in abbinamento con il nostro menù della tradizione romana. Sorprendente con le animelle di vitella e carciofi”.

Il Marsala: quanto la gente conosce veramente questo splendido vino?

“Il Marsala purtroppo continua a essere un familiare estraneo nelle nostre tavole. Pochi ne capiscono la versatilità e la grandezza. Io cerco il più possibile di dedicargli spazio in momenti inconsueti del pasto, dall’aperitivo all’accompagnamento di una determinata portata salata”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“Spero ci sia la volontà di realizzare una seria zonazione delle aree storiche, con l’individuazione di cru riconosciuti a livello legislativo. E che venga meno la diatriba tra autoctoni e vitigni internazionali e che invece si parli più di terroir”.

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