Per Matteo Bernardi, sommelier de le Calandre di Rubano, tre stelle Michelin, la strada da seguire è quella dei vini dell’Etna

Raccontaci di te…

“Veneziano d’origine e padovano d’adozione, con mio padre c’è stata una sorta di passaggio di consegne, ho fatto la mia prima stagione nel posto in cui lui fece la sua ultima. Dalla fine del 2013 lavoro per una grande famiglia che mi ha dato la possibilità di crescere e di esprimermi e di imparare l’arte del servire”.

Qual è il primo vino siciliano che ricordi di aver assaggiato?

“Il Castello di Solicchiata del Barone Spitaleri dell’Etna. Un vino con uno sguardo all’Europa”.

Sicilia a tavola: un piatto da non mancare?

“Per un cannolo potrei fare pazzie”.

Proponi vini siciliani nella tua carta dei vini? Di quali aree?

“Cerchiamo di rappresentarla con vini da Noto, Faro, Vittoria, Marsala e l’Etna”.

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano.

“Un Moscato di Noto vinificato secco con delle capesante arrostite accompagnate da una salsa di pistacchi e ostriche”.

Il Marsala: quanto la gente conosce veramente questo splendido vino?

“Inizia a diffondersi, il nostro compito è farne capire le reali potenzialità”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“La Sicilia è una regione tra le più importanti nel panorama enoico italiano, e se ne stanno rendendo conto anche i siciliani. Quello che ha fatto l’Etna è grande, perché ha fatto conoscere la Sicilia fuori dai suoi confini e l’ha avvicinata ai grandi vini. Ciò che ora deve fare il resto della regione, secondo me, è credere in questo progetto, iniziare a diffondere un idea di qualità e di diversità che non ha paragoni. Con queste premesse, il futuro del vino siciliano non può che essere florido”.

 

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