Al famoso gioiello fiorentino si ispira Palazzo Saeli a Montemaggiore Belsito, una dimora della fine dell’Ottocento edificata in stile neorinascimentale, unica nel panorama dell’isola. Un piccolo tesoro da salvare.

di Giulio Giallombardo

La sua mole massiccia e squadrata ricorda Palazzo Pitti. Le stesse linee geometriche dal gusto rinascimentale; gli archi a tutto sesto delle finestre coronate da ghiere; le proporzioni imponenti, ma ingentilite da equilibrio e misura delle forme. Ma non siamo a Firenze, né tantomeno in Toscana. Per trovare un piccolo e quasi “gemello” del ben più antico e illustre palazzo fiorentino, bisogna scendere in Sicilia, a Montemaggiore Belsito, piccolo paese a settanta chilometri da Palermo, sui rilievi montani al confine con le Madonie. Nel cuore della cittadina, proprio davanti alla basilica della patrona Sant’Agata, si staglia Palazzo Saeli, fatto costruire alla fine dell’Ottocento dalla famiglia di cui porta il nome, tra le più importanti di Montemaggiore. Oggi questo gioiello neorinascimentale, ispirato volutamente alle simmetrie di Palazzo Pitti, è stato messo in vendita dagli eredi e attuali proprietari, che sperano di poter dare nuova vita al palazzo, ormai chiuso da cinquant’anni. Un imponente edificio di 1200 metri quadrati, con 36 stanze arricchite da affreschi e preziose carte da parati, ma con i segni visibili di uno sfarzo ormai illanguidito. All’interno il tempo sembra essersi fermato: ci sono ancora alcuni arredi Liberty, sanitari, qualche lampadario, soffitti decorati a cassettoni in stanze distribuite su quattro elevazioni, collegate da una scalinata interna con un elegante passamano in ferro battuto realizzato a mano.

Tutte raffinatezze del secolo passato racchiuse nella dimora storica fatta edificare da Gioacchino Saeli, bisnonno dell’attuale proprietaria Grazia Saeli, imprenditrice 68enne che insieme ai figli e al marito gestisce il patrimonio di famiglia. “Mio bisnonno era un amante dell’arte e volle realizzare nel suo paese una piccola copia di Palazzo Pitti, che a lui piaceva molto – racconta la proprietaria – . Ho tanti bei ricordi di bambina legati a questo posto, anche se, nel frattempo, la mia famiglia si era trasferita a Palermo e andavamo a Montemaggiore soltanto durante le vacanze”. Pochi mesi l’anno rimasti impressi nella memoria di chi ha respirato l’aria di un’altra epoca, ormai trascolorata come i decori e gli arredi un tempo sfarzosi. “Era ed è tuttora un palazzo molto bello – ricorda Grazia Saeli – tutti i mobili e i sanitari arrivarono dall’Inghilterra, come le carte da parati che arricchivano soprattutto le stanze del piano nobile. Per non parlare poi dei bellissimi affreschi, come quello che ritrae seminuda, quasi fosse un’odalisca, una donna bellissima che abitava vicino casa nostra. Poi in ogni stanza della mansarda all’ultimo piano, dove c’è una terrazza da cui si può godere una splendida vista, ci sono affreschi che raffigurano diversi strumenti musicali”.

L’edificio è entrato nella memoria storica dell’intero paese, sebbene negli ultimi anni sia diventato un po’ come una fortezza inaccessibile. Durante la guerra fu anche rifugio per gli sfollati. “Al secondo piano c’è una grande sala usata come ricovero dalla mia famiglia in tempo di guerra – ricorda ancora la proprietaria – io non ero nata, ma mia madre mi raccontava che ospitarono tanti amici e ricevevano sostentamenti dalle campagne vicine. Mia nonna era una discendente dei baroni La Lomia di Canicattì, famiglia molto anfitrionesca, abituata a ospitare. Anche il parroco veniva da noi e in quel periodo si facevano tante feste e ricevimenti. La guerra nonostante tutto sembrava lontana”.

Poi, dagli anni ‘50 del secolo scorso, il palazzo cominciò a svuotarsi. La famiglia Saeli si trasferì a Palermo e si spostava a Montemaggiore soltanto durante l’estate, fino a quando, a partire dai ‘70, non fu più abitato. C’erano altre proprietà da gestire, tra cui una masseria poco distante, adesso trasformata in un agriturismo di charme, e il palazzo di famiglia diventò sempre più difficile da amministrare. Così si arriva alla decisione sofferta di metterlo in vendita, nonostante il legame sia ancora forte. “Mi spiace molto, ma alle soglie di quasi settanta anni non è facile fare certi investimenti – spiega Saeli -; i miei figli hanno altri impegni, dunque abbiamo deciso di mettere in vendita il palazzo, nella speranza di trovare qualcuno disposto a investire. Mi rendo conto che Montemaggiore non è facile da raggiungere ed è fuori dai circuiti turistici, ma il nostro palazzo potrebbe diventare un albergo esclusivo, molti turisti stranieri vanno alla ricerca di soggiorni in residenze storiche e questo edificio, con un’adeguata ristrutturazione, potrebbe tornare a essere bellissimo”. L’investimento da fare è però consistente, dal momento che il palazzo ha bisogno di seri interventi di ristrutturazione sia interni che esterni. Così, se qualcuno vorrà investire per farlo rinascere, dovrà spendere una cifra che si aggira attorno agli 800mila euro per l’acquisto e, su per giù, altrettanti per i lavori di ristrutturazione e adeguamento degli impianti. Ma ancora nessuno ha fatto un passo concreto, anche se in passato l’amministrazione comunale di Montemaggiore Belsito ha avviato un dialogo con i proprietari, che però non ha portato a nulla.

“Ci siamo interessati tempo fa per capire quali sviluppi potesse avere l’operazione – commenta il vice sindaco e assessore alla Cultura, Riccardo Siragusa – è innegabile il fascino storico dell’edificio. Anche per la sua posizione centrale, potrebbe diventare un museo della città o un albergo, ma siamo una piccola amministrazione senza grandi capacità di indebitamento, le poche risorse che ci sono cerchiamo di utilizzarle per gestire le emergenze che interessano il paese. Il nostro centro, come tanti altri nelle aree interne, tende a spopolarsi, dunque prima di fare una certa spesa, abbiamo bisogno di prospettive che attualmente non abbiamo. Penso che solo un privato potrebbe essere interessato, magari con un’idea precisa di costruire una rete più ampia con il territorio”.

Un’idea che ancora manca, nonostante qualche luce si sia accesa recentemente su Montemaggiore dopo il censimento dei Luoghi del Cuore organizzato ogni anno dal Fondo ambiente italiano, che ha premiato con un piccolo contributo la secentesca chiesa del Santissimo Crocifisso. Il monumento, dopo la votazione, è rientrato tra i quattro luoghi siciliani che hanno ottenuto un finanziamento per il restauro. Era in corsa anche Palazzo Saeli, ma si è fermato a una manciata di voti, troppo poco per poter ambire a un contributo.

Il piccolo Palazzo Pitti di Sicilia, inoltre, si è anche trasformato in set per Thomas Jorion, fotografo francese che va alla ricerca di luoghi abbandonati in giro per il mondo. Il suo è un lavoro raffinato che indaga sull’eterna bellezza, mista a decadenza, che emana da palazzi, ville, giardini e dimore un tempo tripudio di sfarzo e mondanità, oggi luoghi dove regna solo il silenzio e in cui la natura ha lentamente preso il sopravvento sull’uomo. Autodidatta, 43 anni, realizza le sue foto con luce naturale, utilizzando una fotocamera analogica di grande formato 4 per 5. Recentemente ha girato in lungo e in largo l’Italia, immortalando scorci fuori dal tempo: un lavoro raccolto nel progetto Veduta, con mostre allestite tra Parigi, Londra e da poco anche a Milano.

Le stesse suggestioni sono racchiuse nelle foto realizzate a Palazzo Saeli, che fanno parte del progetto. Le stanze diventano come scene di uno spettacolo evanescente, popolato da spettri e ricordi. L’ampia prospettiva dell’immagine cattura uno spazio vuoto, riempito solo da pochi arredi, sedie polverose, letti disfatti e mobili d’epoca. “Ho avuto la possibilità di visitare e fotografare questo palazzo nel corso di un pomeriggio – racconta il fotografo -. Non appena sono entrato, è scattata la magia e ho perso il senso del tempo e dello spazio. Prima di realizzare le mie foto, ho avuto la possibilità di girare un po’, scoprendo ogni stanza con i suoi misteri e i suoi piccoli tesori nascosti. Quando sono uscito dal palazzo, mi sentivo come se avessi fatto un viaggio indietro nel tempo”.