Una città con un costo della vita molto basso e il caldo asfissiante, che deve fare i conti con sollazzi notturni che storicamente non le appartengono

di Simonetta Trovato

Un Paese nella giungla, ritagliato strada dopo strada, quartiere dopo quartiere. Bangkok è una città immensa, ma non per questo non è stata strappata a morsi alla natura. Che non se l’è presa, anzi, la abbraccia spontanea. Se per caso lascerete la metropoli per una gita fuori porta, troverete mercati galleggianti, paesi, templi, costruzioni (il famoso “ponte sul fiume Kwai” è poco distante). Ma è anche una città con un costo della vita molto basso e il caldo asfissiante, che deve fare i conti con sollazzi notturni che storicamente non le appartengono. Insomma, chi arriva per pochi giorni difficilmente riuscirà a comprenderla.

Ruggero Fiore vive a Bangkok ormai da dieci anni. “Sono venuto due volte in vacanza e ho deciso di restare – racconta – insegno inglese, vivo poco lontano dal centro con mia moglie Aon, che è graphic designer. Questo é uno dei posti più belli del mondo, tra fiori, frutta, colori. È un Paese che non è stato mai colonizzato, quindi la gente è completamente immersa nella propria cultura… In pochi sanno qualcosa dell’Occidente e pochissimi hanno viaggiato  all’estero”. Il segreto per vivere a Bangkok. “Ritagliarsi la propria realtà e ignorare le cose che non piacciono: qui sarai sempre un ospite. La Thailandia non è un Paese ricco ma è anche vero che non esiste una classe media, sono poverissimi o benestanti”. Umidità al 90 per cento, difficile abituarsi. “Senza aria condizionata non si può vivere. Mi sono abituato a girare con la mascherina nei giorni in cui l’aria è irrespirabile per lo smog”.

La prima cosa che si nota… “La gente sorride sempre, è cordiale, cerca di aiutarti anche se difficilmente si trova qualcuno che parla inglese. Cercano comunque di venirti incontro. Gli stranieri vivono in centro, dove ci sono le sedi delle compagnie e il quartiere della vita notturna: attorno ci sono le zone residenziali, immerse in una natura pazzesca”.

Quindi fare sport è abbastanza facile. “A Bangkok ovviamente c’è tutto, ma loro preferiscono la boxe thailandese, che è lo sport nazionale e si pratica ovunque. Assistere a uno di questi incontri è veramente indicativo dei rapporti tra la gente, e conviene evitare sempre di fare a botte perché qui diventa subito una cosa seria. Considerate che a Bangkok ogni acquisto, ogni biglietto ha un doppio prezzo: per lo straniero e per il locale. Non lo nascondono, è indicato all’ingresso dei musei, dell’acquario, dei chioschi, soltanto che spesso non è scritto in inglese”. Il thailandese è legato alle tradizioni. “Diciamo che è fissato con le sue abitudini e le cerimonie. Se uno vuole vivere bene, non le deve ignorare. E deve capire che si tratta di un Regno, con una scala gerarchica e sociale che va rispettata. Qui esiste ancora il reato di lesa maestà”.

La cucina thailandese è famosa. “Straordinaria. Pesce buonissimo, frutti di mare e gamberi enormi. Senza dimenticate la birra locale. Sono famosi per lo street food: ciò che è bollito o comunque cotto, è da assaggiare, ne vale la pena, ma lascerei stare il sushi sulle bancarelle. Piuttosto, provate l’equivalente delle nostre trattorie di quartiere: al Krua Tub Tim (Cucina Rubino), a Rama 2, si mangia divinamente in un punto in cui il fiume si incontra col mare. I granchi vanno assaggiati al Pong Pong seafood”.