Il panettone emerge come dolce per così dire imperialista, eredità di un mondo produttivo industriale che ha contribuito a trasformare il sistema gastronomico italico in nome dell’omologazione.

di Francesco Mangiapane

Le feste sono giusto passate, così come i bagordi a esse annessi e connessi. Tempo di bilanci, dunque. Fra le tante pietanze che hanno allietato le nostre giornate di festa, immancabili sono stati, come ogni anno, i dolci natalizi per definizione: pandoro e panettone.

Camillo Langone, penna puntuta de Il Foglio e noto gastromane, ha riportato alcuni dati di una ricerca della Bva Doxa secondo cui il panettone sarebbe un dolce irrinunciabile durante le festività invernali per ben il 56 per cento degli italiani, mettendo in luce come le percentuali di chi effettivamente in un modo o nell’altro si ritrovi a mangiarlo si attesti addirittura all’83. Ognuno può fare appello all’esperienza personale, ripensando alle tavole imbandite frequentate durante le feste, per prendere atto di come questi dati non possano davvero essere considerati sorprendenti.

Ricordare come il dolce in questione rappresenti una specialità territoriale – milanese per la precisione – che, peraltro, si inserisce in un sistema fittissimo di variazioni altrettanto territoriali fatto di “pandolci, panspeziali, panpepati, panforti, pangialli, e spongate e cartellate e pignolate” (cito Langone), può essere utile per comprendere come, su tutta questa varietà, il panettone abbia preso il sopravvento, oscurandola completamente e, peggio ancora, condannandola all’oblio.

Il panettone emerge così come dolce per così dire imperialista, eredità di un mondo produttivo industriale che ha contribuito a trasformare il sistema gastronomico italico in nome dell’omologazione.

Il panettone emerge così come dolce per così dire imperialista, eredità di un mondo produttivo industriale legato a nomi come Motta, Bauli, Balocco, Galup, Maina che hanno contribuito a trasformare il sistema gastronomico italico in nome dell’omologazione. Per rispondere con strumenti culturali, non basta, allora, come sempre più spesso succede, andare alla ricerca del panettone artigianale, di bottega oppure farselo a casa (sì, succede anche questo). Si può e si deve essere più radicali, puntando anche alla ricostruzione della memoria perduta.  Buccellati, buccellatini, cassate, cuccureddi, cubaite, mustazzola, nacatuli, torroni, vi ringrazieranno.