Gli agricoltori chiedono di coltivare canapa. Una coltura importante, multifunzionale e di grande prospettiva. Facciamo chiarezza.

di Paolo Inglese

La coltivazione della canapa, per l’incitamento del vantaggioso prezzo, si è da alcuni anni in qua accresciuta. Si semina tanto nei terreni irrigabili quanto negli asciutti.  Così scriveva l’Abate Paolo Balsamo, nel 1808 nel suo Giornale del viaggio fatto in Sicilia e particolarmente nella Contea di Modica. Da Siracusa a Palermo, soprattutto nelle aree interne, la canapa tessile (Cannabis sativa) era largamente e proficuamente coltivata. E così era in Italia fino al secondo dopoguerra, quando non meno di centomila ettari di terreno coltivati a canapa supportavano la produzione di carta, fibre tessili per la marina, le vele, il cordame,  i sacchi, l’abbigliamento. Una vera regina della green economy ante litteram.

Nell’Ottocento, il 75-90 per cento della carta utilizzata per produrre giornali, libri, banconote di tutto il mondo era prodotta con la fibra di canapa. Guerre industriali, cotone e fibre sintetiche ne hanno decretato la fine, sempre, o quasi, utilizzando lo spettro della droga. Nel 1937 negli USA venne bandita la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa. Un proibizionismo su larga scala che ha coinvolto tutti gli aspetti utili e benefici di questa pianta straordinaria.

Oggi, una polemica che si astrae dai dati rischia ancora una volta di fare danni enormi. Paragonare la canapa a contenuto di Thc inferiore allo 0,5 per cento con gli spinelli è come dire che chi mastica foglie di coca o beve il mate è un cocainomane. È solo un’assurda boutade priva di qualsiasi contenuto se non la demagogica ricerca di consenso a ogni costo. In verità si è fatto un errore grave a non definire i limiti di Thc, che sono oggettivi e scientificamente provati, immaginando, ancora una volta e con pervicace ignoranza, che la canapa sia solo e di per sé una droga. Il risultato è quello, grave, di lasciare un settore potenzialmente importante nella più profonda incertezza legislativa, come indicato dalla Cassazione. Vista la bocciatura dell’emendamento, non c’è infatti un limite di Thc rigido e stabilito per legge e quindi spetta al giudice stabilire in concreto, di volta in volta, la “efficacia drogante” dei prodotti commercializzati. Tutto questo, per qualche voto raccattato in nome di una falsa e assurdamente pretestuosa idea di “droga di Stato e di Stato spacciatore”. Gli agricoltori chiedono di coltivare canapa. Una coltura importante, multifunzionale e di grande prospettiva. Facciamo chiarezza.