Concertista classica, Giuseppina Torre ha vinto con le sue composizioni due Music Awards a Los Angeles, ma una dolorosa storia familiare l’ha allontanata a lungo dalla musica. Ora ha trovato la forza per rimettersi al pianoforte. Volete sentirla? Prendete un aereo.

di Francesca Taormina

L’amore, il rispetto, il matrimonio e la parità tra uomo e donna: tutte balle avrebbe detto un grande medico pediatra, Elda Pucci, sindaco di Palermo e primario all’Ospedale dei bambini. Amava ripetere: “L’unica parità che mi interesserebbe è la parità muscolare tra uomo e donna, il resto sono chiacchiere”. Un pensiero anche troppo radicale ma che piace a Giuseppina Torre, pianista, compositrice, che viene fuori da anni turbolenti, di grande successo ma anche di enorme sofferenza.

È nata a Vittoria e già a cinque anni strimpella, a orecchio, ma i suoi capiscono che il talento per la musica non le manca e cominciano le lezioni di pianoforte. Si diploma al conservatorio di Caltanisetta, e dopo qualche anno iniziano i concerti; nel suo repertorio Chopin, Liszt, tutta musica classica, ma alla fine di un concerto a Ragusa Ibla le chiedono un bis e lei suona una sua composizione, successo pieno, altro bis, altra composizione, altro fiume di applausi e allora capisce che forse quei brani che pensava solo suoi, divertissement, piacevano al pubblico. In quel momento aveva 33 anni ed era sposata da poco, era una moglie felice, non ancora una madre. Suo figlio Emanuele nasce nel 2006, e Giuseppina decide di dedicarsi solo al ruolo di madre, non fa più concerti, ma non smette di comporre. Sarà dopo qualche anno, al Castello di Donnafugata, che la investe un successo tale da rimetterla in pista.

“Mi decisi a mettere su I Tunes quattro brani miei – racconta Giuseppina – tra cui Il silenzio delle stelle, e all’improvviso mi arrivò una mail dagli States. La cestinai subito, convinta che fosse una bufala. Ma alla seconda mail risposi, volevano foto, curriculum, era tutto vero e mi invitavano a Los Angeles per i Music Awards. Ecco come una mail ti può cambiare la vita. Andai a Los Angeles e trovai una realtà che superava qualunque sogno. Era magnifico, il red carpet, le autorità, il console italiano che mi invitò a un pranzo con Sorrentino, Muccino e altri italiani che raccoglievano successi ai piedi di Hollywood. Ho vinto due Music Awards, e nel 2015 ho vinto anche due Akademia Awards, ma poi tutto si fece buio, al mio ritorno da una tournée in Indonesia”.

La distanza, l’assenza, la gelosia prepararono per l’artista ragusana un’accoglienza non prevista e cambiarono il sogno in un incubo. Lei racconta che il marito l’accusò di tradimento, cominciò ad offenderla, per poi passare alle minacce – aggiunge Giuseppina – e infine alle percosse. Ed ecco che torniamo alla parità muscolare. Dalle botte all’ospedale, a leggere le denunce dell’artista, il passo fu breve. Giuseppina rimase ricoverata per cinque giorni, ma le accadde quello che capita a tutte le donne che hanno subìto una violenza fisica: rimanere paralizzate dalla paura, inghiottite in un vuoto di silenzio, incapaci di reagire. “Ero come intorpidita – ricorda – ferma, non riuscivo a pensare, ma volevo rinunciare a tutto, la musica, i concerti, volevo nascondermi dal mondo intero, ma quando hai un figlio non hai dove scappare, e mentre io ero in ospedale mio marito aveva detto a nostro figlio che io me ne ero andata via. E per questo firmai una liberatoria e sono uscita dal reparto”.

Oggi Giuseppina è in causa con l’ex marito, dopo averlo denunciato. Al figlio Emanuele ha raccontato tutto, anche perché tacere l’accaduto era impossibile: “Subito dopo affittai un piccolo appartamento, Emanuele passò da una bellissima villa a una piccola casetta, ma per fortuna mi ha detto: mamma, la casa è dove ci sei tu. La violenza verbale, quella fisica, psicologica, diventano anche violenza economica, ma poi io mi sono risollevata. Ho scritto le musiche per il documentario su Papa Francesco. E mi sono riavvicinata a Dio, la preghiera e la fede ti danno una forza incredibile. Ho recuperato energia e fiducia in me stessa, indispensabili se devi crescere un figlio che oggi è adolescente. La musica mi aveva condotto nel buio e la musica mi ha fatto rinascere. È vero però che continuo a vivere guardandomi alle spalle, sempre all’erta, e se esco e ritardo cinque minuti, mio figlio entra in ansia”.

Oggi ha pubblicato l’album Life Book e ha anche un altro motivo d’orgoglio: un brano scartato per il disco, che Giuseppina però ha spedito con successo a un concorso indetto da Alitalia. “Se volate – dice – al decollo e all’atterraggio ascolterete la mia musica”.

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