Il tema è forte, urgente, improcrastinabile. E bisognerà continuare a discuterne, come del resto questo giornale fa da sempre.

di Gianfranco Marrone

Da mesi circola dalle nostre parti uno slogan interessante. “Cu resta arrinesci”. Lo si trova sui muri cittadini, e fa un certo effetto. Molti se ne vedono nella città universitaria – e ci sta – dove li trovi anche nelle bacheche, accanto ad avvisi di lezioni ed esami, locandine di convegni, pubblicità di copisterie e simili. Il tema è forte, urgente, improcrastinabile. E bisognerà continuare a discuterne, come del resto questo giornale fa da sempre.

A parte le arancine, sulle quali una volta tanto tacciamo, quel che colpisce è il modo in cui viene espresso, appunto sotto forma di slogan, forma di comunicazione politica che, in tempi di grete ecologiche e simpatiche sardine, sembra sia in grande spolvero. Fra insulti e volgarità varie, c’eravamo abituati al peggio; e vedere adesso rivendicati valori ideali e istanze sociali nella forma breve dell’headline promozionale fa sicuramente piacere.

In più, questo slogan ha una sua immagine: sta dentro un balloon. Cosa che ricorda, certo, il fumetto, ma soprattutto sembra voler sottolineare che quella frase non circola da sola nel mondo, ma è detta da qualcuno, c’è un preciso io che parla e che dice, che rivendica, che protesta. È l’opposto di quell’intercalare tipico siciliano – “dici ca…” – modo di dire che si scrolla di dosso, con spregevole mancanza di coraggio, ogni responsabilità enunciativa. Allora vale la pena starli a sentire, questi ragazzi che non vogliono emigrare. Riusciranno bene anche qua, se continueranno a parlare forte e chiaro.