Le Zes hanno come obiettivo principale l’attrazione di investimenti esterni. Vale la pena ricordare che negli indici europei di competitività regionale, la Sicilia occupi stabilmente gli ultimi posti.

di Antonio Purpura

A distanza di quasi tre anni dal varo della norma che le ha istituite (Decreto legge 91 del 20 giugno 2017), stanno prendendo forma nel Mezzogiorno le Zone economiche speciali (ZES), ciascuna delle quali è costituita dai territori retrostanti di alcuni porti meridionali considerati strategici e, per tale motivo, inseriti nella rete trans-europea TEN-T.  Le ZES sono aree destinate all’insediamento di imprese industriali che, grazie a robuste agevolazioni di varia natura (infrastrutturali, finanziarie, fiscali, contributive e amministrative), sono poste nelle condizioni di crescere in numero e dimensione, e possono, perciò, contribuire all’irrobustimento del tessuto industriale locale.

Ben si comprende, dunque, perché su di esse tutti facciano affidamento per il rilancio dell’industria nel Mezzogiorno. Ciò vale anche per la Sicilia, ove le ZES rappresentano un’opportunità per contrastare la “desertificazione industriale”, che ha ridotto a meno del 6 per cento il contributo attuale dell’industria manifatturiera alla formazione del Pil regionale. Inoltre le ZES potrebbero dare concretezza strategica alla centralità dell’Isola nel Mediterraneo, in una fase storica in cui quest’ultimo è tornato a essere crocevia di flussi crescenti di prodotti che dall’Est asiatico sono diretti verso i Paesi del Centro e del Nord Europa, e che richiedono, però, ulteriori trasformazioni produttive, prima di essere immessi nei mercati finali.

La Regione siciliana sta predisponendo i Piani strategici delle due ZES di Augusta-Catania-Siracusa, per la Sicilia orientale, e di Palermo-Termini Imerese-Trapani, per quella occidentale. Nell’attuale formulazione, i due Piani focalizzano l’attenzione sulla creazione di una vasta piattaforma logistica integrata – composta da infrastrutture portuali, ferroviarie e stradali, ma anche telematiche e digitali – all’interno della quale le imprese già operative, e quelle che vi si insedieranno in futuro, potranno interconnettersi e integrarsi.  In realtà, le ZES hanno come obiettivo principale l’attrazione di investimenti esterni. Vale la pena ricordare che negli indici europei di competitività regionale, la Sicilia occupi stabilmente gli ultimi posti, insieme alla Calabria e alle regioni meno sviluppate dei Paesi dell’Est europeo da ultimo entrati nella UE.