Poca spesa pubblica produttiva. E spesa male. Senza alcun effetto sensibile su lavoro, produttività, qualità della vita, sviluppo. Ovviamente, il divario Nord-Sud peggiora. Il futuro è sempre più compromesso.

di Antonio Calabrò

C’è una parola chiave, in tutti i ragionamenti sull’economia: produttività. Significa quanto rende ciò che fai o investi rispetto al suo costo. La produttività del lavoro. Quella del capitale. Quella di tutti i fattori produttivi, compresa l’intelligenza creativa, la cultura, etc. è un’indicazione essenziale per misurare l’efficienza di un’impresa, d’un settore industriale, d’un paese. Il guaio è che da lungo tempo in Italia la produttività cresce pochissimo. E dunque noi tutti stiamo un po’ peggio, a paragone con i nostri concittadini europei. Ma il dibattito pubblico purtroppo lo ignora.

Guardiamo i numeri, come dovrebbero sempre fare le persone serie e responsabili, soprattutto quando governano (un’impresa, un comune, un Paese). Nel 2018 (dati Istat) la produttività del lavoro è diminuita dello 0,3 per cento, quella del capitale aumentata solo dello 0,1. E la produttività totale dei fattori (che misura la crescita legata a progresso tecnico, maggiore conoscenza e migliori sistemi produttivi) è diminuita dello 0,2 per cento. Non sono fenomeni nuovi: dal 1995 al 2018 la produttività del lavoro è cresciuta in media dello 0,4, contro la media dell’1,6 in Europa. Regge la produttività industriale, peggiora quella di servizi, sanità e scuola.  E in Sicilia? Produttività bassa, in coda alle classifiche nazionali (dati Banca d’Italia). Anche per la scandalosa incapacità di usare i fondi della Ue. Come dimostrano quei 5 miliardi fermi da anni nelle casse della Regione e delle tre città maggiori, Palermo, Catania e Messina (dati del ministero dello Sviluppo economico, ripresi da la Repubblica). Sui 6,1 miliardi per il 2007-2013 sono stati completati appena il 37 per cento dei progetti, soprattutto per iniziative di comunicazione, eventi sportivi e spettacoli (nulla di strutturale, cioè, che rimetta in moto l’economia). Sui 2,7 miliardi 2014-2020, spesi appena il 5 per cento. Vincoli burocratici, scarsa capacità di progettazione ed esecuzione, incapacità politica. Per fare crescere la produttività, servono investimenti. La Sicilia, come abbiamo visto, non usa quelli che si potrebbero fare. In sintesi: poca spesa pubblica produttiva. E spesa male. Senza alcun effetto sensibile su lavoro, produttività, qualità della vita, sviluppo. Ovviamente, il divario Nord-Sud peggiora. Il futuro è sempre più compromesso.