L’amore ai tempi del colera. Il Coronavirus non è il colera né la peste manzoniana – è bene ricordarlo – ma è inevitabile parafrasare il celebre titolo del romanzo di Garcia Marquez presentando questo numero di Gattopardo. Un numero che, seppure in questo tempo di paure del presente e del futuro, continua a parlare di gente che si dà da fare, che combatte per realizzare il suo talento, che punta sull’innovazione, che coltiva la pratica preziosa della resilienza, quella di superare le difficoltà. Di amore, quindi, in qualche modo. Pratica antica, per noi siciliani abituati a invasioni e pestilenze, e forse per questo capaci di smussare il panico con una dose di ironia, più o meno amara. Un numero volutamente “normale”, quindi, che racconta belle storie e itinerari di un’Isola che – come tutto il Paese – uscirà piegata dalle ricadute economiche di questo tempo. Ma che non sarà sconfitta finché resterà ancorata all’ottimismo della volontà. Basta rileggere le pagine di Manzoni, per vedere che lì dentro c’è già tutto: la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro tra le autorità, la ricerca spasmodica del “paziente zero”, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria. Ma – come ha scritto in una bella lettera ai suoi allievi il preside del liceo Volta di Milano – “uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile”. Noi di Gattopardo proviamo a ricordarci che la vita va avanti, e che il peggior virus non deve toglierci la capacità di progettare il futuro.