Un piccolo puntino bianco che si staglia all’orizzonte: giocano a bocce. Tutto nella immagine tende verso un qualcosa che non c’è.

di Gianfranco Marrone

Qual è la principale attività dei palermitani, quella che li riempie di gioia, e le fa sentire propriamente tali: uniti, unici, dotati della medesima identità genetica e culturale? Mangiare arancine e panelle, diranno i miei piccoli lettori. Sì, certo. Ma c’è n’è un’altra più tipica ancora. Comporta tre momenti canonici: andare a Mondello nei giorni invernali di sole; fotografare la spiaggia e il mare con varie tonalità di azzurro; condividere nei social spesso con la didascalia: “altro che Caraibi!”. E poi tornare alla propria disoccupazione quotidiana.

Non devono averlo capito bene questi signori in vacanza che alle otto del mattino, come pensionati riminesi, si godono il bel tempo (andato) stando in costume tutti insieme. Che fanno? Non il bagno, né le sabbiature. Manco la pallavolo.

Lo si vede da quel piccolo puntino bianco che si staglia all’orizzonte: giocano a bocce. Tutto nella immagine tende verso un qualcosa che non c’è. Come le lunghe ombre nere che cercano di raggiungere una meta nascosta, fuori scena. Deve essere la variante locale della Medusa di Géricault. L’irraggiungibile romantico è qui a due passi. Basta saperlo trovare, volerlo scoprire.

Non manca il passante che con lo smartphone in mano immortala la scena. E via con Facebook.

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