Tre anni fa mi trovai a Tokyo per lavoro, a seguire una bellissima tournée del Teatro Massimo. Al di là dell’esperienza straordinaria per mille ragioni (indimenticabili il mercato del pesce e il taxista perduto nella grande metropoli dove non esistono numeri civici), mi colpì l’incredibile passione con cui i composti giapponesi seguivano la lirica, con file lunghe centinaia di metri, con applausi interminabili, con richieste di autografi non solo ai cantanti, ma anche a chiunque avesse a che fare con la polvere del palcoscenico. Perfino a me, che nessun merito artistico avevo. Ci ho ripensato adesso, leggendo l’intervista a Il Volo, il trio che porta la tradizione del belcanto in giro per il mondo, proponendo pezzi pop con impostazione lirica. Interpreti della grande tradizione italiana, per il pubblico che li osanna da un capo all’altro del pianeta. L’anno scorso il loro Sanremo finì con un terzo posto e uno scambio al veleno con giornalisti e critici, mai troppo teneri con questo terzetto di giovinetti diventati una macchina da soldi. Adesso, alla vigilia di un altro Sanremo (in cui Il Volo non ci sarà, pronto a partire per una tournée da tutto esaurito tra Stati Uniti e Canada), i tre ragazzi – due dei quali siciliani, Piero di Naro e Ignazio di Marsala – si raccontano su Gattopardo, dai loro esordi a oggi. Dieci anni di carriera per giovani che viaggiano intorno al quarto di secolo. Artisti che, piacciano o no, portano la bandiera dell’italianità in giro per il mondo. Artisti che fanno riflettere sullo straordinario potenziale che il nostro Paese ha da esprimere, se solo ci credesse di più.