Cambiamenti climatici e inquinamento spingono ormai inesorabilmente verso una rivoluzione nelle fonti di approvvigionamento energetico. Diventa strategica la battaglia sulle rinnovabili, un terreno in cui, dice Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club, l’Isola può giocare e vincere una grande partita

di Antonio Schembri

È auspicata sin dall’inizio degli anni ’80, quando l’assottigliamento dell’ozono nella stratosfera cominciava a essere osservato con preoccupazione. Oggi, con l’avanzare delle desertificazioni e i ghiacciai che si ritirano per il riscaldamento provocato dai gas serra, la totale transizione verso le fonti rinnovabili d’energia più ricche e disponibili, il vento e il sole, è l’emergenza per antonomasia della politica mondiale. Una rivoluzione da attuare con rapidità perché la data indicata dai meteorologi, quella del punto di non ritorno climatico per il pianeta, è il 2030. A bilanciare questi scenari, c’è però la prospettiva emersa dagli ultimi studi dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia) secondo i quali entro i prossimi venti anni le fonti rinnovabili potrebbero coprire più volte l’intero fabbisogno mondiale d’elettricità. L’evoluzione delle rinnovabili, sempre secondo l’Aie, passa soprattutto dalla progettualità dei parchi eolici offshore, costruiti cioè sul mare, al largo delle coste: “città” galleggianti con torri grattacielo e pale rotanti, che, sempre entro il 2040, richiederebbero un investimento globale realisticamente stimato in 1.200 miliardi di dollari.

“Non si vede perché lo sviluppo di questo settore, che da anni va forte di fronte alle coste del Mare del Nord, non debba essere agevolato anche nelle aree costiere del Mediterraneo, in particolare in Sicilia, regione che in Italia occupa peraltro la seconda posizione (dopo la Puglia) per potenza eolica installata”. Parola di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e ricercatore nel settore delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Un curriculum, il suo, che annovera anche l’incarico di direttore generale del ministero dell’Ambiente dal 1997 al 2000, dal cui ufficio ha promosso campagne nazionali come le Domeniche senz’auto, il programma “10.000 tetti fotovoltaici” e il servizio del car sharing in Italia.

Settantuno anni, valdostano, Silvestrini è palermitano d’adozione. Nel capoluogo siciliano vive da oltre quarant’anni: dalla regione italiana più piccola e ricca di centrali idroelettriche, a quella col territorio più vasto nonché tra i più irraggiati dal sole e battuti dal vento nel bacino Mediterraneo. Area d’osservazione e di studio, la Sicilia, per allargare la visuale verso nuovi progetti sulle rinnovabili. Come quelli che Silvestrini conduce con Exalto, la società di consulenza strategica che ha fondato a Palermo, attiva nel promettente ambito dell’economia circolare. L’ultimo, si chiama BloRin e verrà sviluppato dall’Università di Palermo in collaborazione con la Regalgrid, società veneta specialista in innovazioni nella gestione di scambi d’energia tra più utenti.

Di cosa si tratta? 

“È un’azione di ricerca per realizzare una piattaforma di smart communities solari sulle isole minori siciliane. Cominceremo con Favignana e Lampedusa, che diverranno laboratori per la digitalizzazione dei sistemi energetici locali. Più in dettaglio, questo progetto favorirà interazioni tra chi produce l’energia che usa, la accumula e la scambia con la rete e di gestire i punti di ricarica di veicoli elettrici”.

Come vede il futuro prossimo delle energie rinnovabili?

“Si stanno disegnando scenari molto attraenti. Grazie al forte calo dei prezzi delle tecnologie – oggi un modulo fotovoltaico costa un decimo rispetto ad una decina di anni fa – e alla presenza di obbiettivi sfidanti, la crescita delle rinnovabili è potenzialmente inarrestabile. L’Europa ha deciso di soddisfare entro il 2030 il 32 per cento dei propri consumi energetici attraverso queste fonti. A livello mondiale, il solare e l’eolico risultano più competitivi rispetto a centrali a gas o a carbone di ultima generazione. Lo conferma il dato 2018 sugli investimenti che vi sono confluiti: il triplo di quelli per le centrali termoelettriche”.

Quale è lo scenario di casa nostra? 

“In Italia si prevede una forte accelerazione sulle rinnovabili per raggiungere obbiettivi impegnativi da qui ai prossimi dieci anni. Quello principale è riuscire a coprire il 55 per cento dei consumi elettrici attraverso queste fonti. Una sfida non da poco visto che l’attuale dato è del 35 per cento e che la grossa parte di energia elettrica prodotta nel Paese proviene dal settore idroelettrico, nel quale però la progettualità di nuove centrali è ormai esaurita. Resta quindi da lavorare su sole e vento. E su questi il ruolo della Sicilia è come minimo strategico”.

In quali termini? 

“A partire dal nuovo Pears (il piano energetico e ambientale) la Regione punta, sempre entro il 2030, addirittura al 69 per cento di energia tratta da sole e vento. Traguardo ambizioso perché la Sicilia parte dal 25, sebbene questo dato includa una quantità molto marginale di energia ricavata dall’idroelettrico per via dei ridotti accumuli d’acqua nell’Isola. Ma anche un target realistico. Per centrarlo è indispensabile snellire i procedimenti autorizzativi su eolico e fotovoltaico”.

Qualche esempio di ambiti produttivi su cui puntare? 

“Se ben gestita, questa transizione ecologica potrà generare importanti risultati occupazionali in diversi settori, non solo in quelli dell’installazione e della manutenzione degli impianti. Strategico è l’agro-fotovoltaico, grazie al quale convivrebbero nello stesso suolo la generazione elettrica pulita e la coltivazione di prodotti agricoli. Una chiave di volta per far rinascere parte dei campi abbandonati”.

Lo sviluppo delle rinnovabili in Sicilia ha però pagato l’assenza di programmazione e la pressione di interessi illeciti.  

“La forte riduzione dei costi sia del solare che dell’eolico annulla il ruolo degli incentivi favorendo una diffusione virtuosa degli impianti, basata cioè solo sulle loro reali prestazioni”.

Resta il tema del loro inserimento nel paesaggio. Si sono perpetrati degli scempi sotto il cappello nobile dell’energia pulita…

“Ci sono due elementi decisivi nella diffusione delle tecnologie verdi. L’impegno di tutti a ridurre i consumi in modo da limitare la necessità di nuovi impianti. E il coinvolgimento delle popolazioni locali per la salvaguardia dell’ambiente”.

In quali campi urge adeguare le norme a questa transizione? 

“Uno fondamentale è quello delle regole per il funzionamento delle Comunità energetiche previste dalla Direttiva europea sulle rinnovabili. Uno snodo importante per distribuire alle famiglie l’elettricità generata da un impianto fotovoltaico installato sulla copertura dei condomini, ma anche per scambiare energia tra diversi utenti, riducendo così le bollette”.

La Sicilia è ai vertici europei per irraggiamento solare. Ma a produrre più energia dal fotovoltaico sono soprattutto Paesi non proprio baciati dal sole.

“La Germania fa da paradigma. Oggi conta un milione e mezzo di impianti, quasi il doppio dell’Italia, grazie a robusti incentivi pubblici. In Italia si prevede comunque che entro il 2030 il numero degli impianti per catturare i raggi solari aumenti fino a due milioni. Intanto occorre accelerare sulle agevolazioni alla cosiddetta deep renovation degli immobili. Riqualificazioni di edifici costruiti con materiali inadeguati al risparmio energetico sono adesso favoriti da detrazioni fiscali. Ma specie in Sicilia la situazione è di molto migliorabile. Inoltre, per sostenere questa rivoluzione verde, occorrerebbe puntare, soprattutto nel Mezzogiorno, sulla produzione industriale di batterie, anziché importarle dalla Cina, oggi massimo produttore di impianti sia fotovoltaici che eolici”.

Si profila un futuro di smart cities anche in Sicilia? 

“Le prospettive sono ottimistiche. Guardiamo Palermo. Quando tra qualche anno anello ferroviario e rete tramviaria verranno ultimati lo scenario dei trasporti urbani sarà completamente diverso. Il trasporto su ferro dovrà però essere affiancato da vere piste ciclabili. Resta il nodo della mobilità elettrica su gomma. Ma in questo settore l’industria automobilistica italiana sconta un grande ritardo”.

Come reputa la protesta accesa da Greta Thumberg? 

“Non è una fiammata effimera. Le manifestazioni di milioni di giovani per il clima alimentano una straordinaria presa di coscienza internazionale, dalla Nuova Zelanda ai piccoli villaggi africani. Nel nostro Paese, che pure ha visto un milione di persone alle manifestazioni del 27 settembre, non si vede però ancora una risposta politica all’altezza della sfida. Anche la stampa italiana parla poco e a volte male dell’emergenza climatica, mentre all’estero organi di stampa come la BBC e il Guardian hanno deciso di dare meno spazio a sostenitori di tesi antiscientifiche, al pari di quanti affermano che la Terra sia piatta”.