di Luca Vullo www.lucavullo.it – disegno di Alessandra Micheletti

Ascoltare è un’arte e lo sanno bene le donne siciliane che da secoli ricorrono a un codice comportamentale speciale quando qualcuno parla con loro. In effetti anche la gestualità dell’uditore ha una sua logica e una sua importanza che varia in funzione del sesso. Chiudete gli occhi e provate a ricordare come le vostre nonne, zie o mamme vi ascoltavano.  Abitualmente la donna del Sud, durante una conversazione, assume una tipica posizione di attesa volta ad accogliere le parole dell’altro e poggia le mani sui fianchi come a formare una sorta di anfora.

Il discorso in alcuni casi però potrebbe farsi scomodo e infastidire l’ascoltatrice che a questo punto varierà la sua postura poggiando sempre le mani sui fianchi ma questa volta con i pugni chiusi per manifestare il nervosismo incalzante. Il capolavoro si compie quando la conversazione fa letteralmente arrabbiare chi ascolta permettendoci l’ingresso nel mondo della tridimensionalità dei gesti siciliani.  Oltre ai pugni sui fianchi, la donna inclina la testa da un lato e osserva il narratore dall’alto verso il basso (come a dire: sì, tu continua a parlare che poi saprò io che cosa dirti!) e nel frattempo anche le espressioni del viso sono cambiate: le sopracciglia si inarcano e appare un falso sorriso sarcastico, spesso accompagnato da un suono.

La cosa particolare è il contemporaneo utilizzo degli arti inferiori. Infatti, la donna con la punta del piede inizia un rumoroso ticchettio sul pavimento utile a informare tutti che la rabbia è pronta a esplodere. In tempi non molto lontani il passaggio successivo poteva portare all’azione con utilizzo della paletta di legno o lancio della tappina, cioè della pantofola. Anche se i tempi sono cambiati, suggerisco comunque vivamente di non fare arrabbiare troppo una donna siciliana.