di Claudia Cecilia Pessina

 

The Washington Times – Stati Uniti

Associated Press, a cura di America’s Test Kitchen – 1 luglio 2019

Insalata di finocchi, arance e olive

Questa tipica insalata siciliana, leggera, gustosa e luminosa, è una vera celebrazione dei suoi ingredienti. Tra tutte le varietà di arance che prosperano sull’isola, quelle rosse sono tra le più apprezzate, quindi ci sembra giusto usarle per questa ricetta. Il finocchio tagliato il più sottile possibile assicura una consistenza delicata e croccante, rendendo perfetto l’abbinamento. Per garantire una distribuzione uniforme nell’insalata, abbiamo tagliato le arance in pezzi di dimensioni ridotte e abbiamo mischiato delicatamente per evitare che si frantumassero. Infine abbiamo aggiunto delle olive nere essiccate, sfizioso contrasto salato, e condito il tutto con menta fresca, succo di limone, olio d’oliva, sale e pepe.

The Guardian – Regno Unito

Lorenzo Tondo – 3 agosto 2019

I pescatori siciliani rischiano
la prigione per salvare i migranti

Quando durante una spedizione di pesca notturna al largo delle coste della Libia sente grida disperate di aiuto, il capitano Carlo Giarratano, 36 anni, non ci pensa due volte: raggiunge quei migranti e offre loro tutto il cibo e le bevande che aveva. Sapeva di rischiare una pesante multa o la prigione. Ma se capitasse di nuovo, lo rifarebbe. “Nessun marinaio, nessun essere umano, sarebbe  tornato in porto senza la certezza di aver salvato quelle vite”, afferma Carlo, la cui famiglia ha navigato nel Mediterraneo per quattro generazioni. I pescatori di Sciacca sono gli unici autorizzati a portare a piedi nudi la statua della Madonna del Soccorso nelle processioni. La leggenda narra che la statua fu trovata in mare. Il mare ha una natura divina e ignorare le sue leggi, per i siciliani, significa ignorare Dio.

Al Jazeera – Africa

Stefania D’Ignoti -13 giugno 2019

La scena teatrale della Sicilia punta i riflettori sulle tragedie dei rifugiati

In Sicilia sempre più registi, attori e migranti usano il palcoscenico per rappresentare la tragedia dei rifugiati, e combattere così la disinformazione aumentando la consapevolezza della gente. Sfortunatamente molti, nonostante la vicinanza, sono sempre stati distanti, emotivamente o fisicamente dai porti e dai punti di arrivo, e non hanno idea di cosa significhi effettivamente. “Il processo artistico aiuta a capirlo, empaticamente”, dichiara Davide Enia, tanti anni a Lampedusa a raccogliere resoconti di operatori umanitari, pescatori e sopravvissuti. “Ispirato dai cittadini di Lampedusa, nelle mie opere non uso mai la parola migrante. Semplicemente persone”. Attraverso gli spettacoli di danza concettuale di Roberto Zappalà o i progetti di apprendimento non formale della Liquid Company di Emanuela Piston, che usa il palcoscenico come spazio terapeutico, si cerca di trasmettere al pubblico le implicazioni psicologiche della traversata marittima. “È un dovere per noi artisti parlare degli eventi attuali in modo semplice ma poetico, per sostenere il processo di introspezione e capacità critica”, afferma Zappalà. Mentre Lina Prosa utilizza solo attori bianchi perché ritiene il mondo occidentale responsabile di ciò che sta accadendo e che questo aiuti paradossalmente il pubblico a identificarsi maggiormente coi migranti, “perché si rendano conto che è qualcosa che potrebbe accadere anche a noi, se non vivessimo sul lato giusto del mare”.

 

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