Un romanzo tumultuoso, che attraversa il ‘900 ed è scritto dannatamente bene, con una forte vena di ironia anche nei passaggi più drammatici.

di Santo Piazzese

Monument è un’immaginaria cittadina sulla costa irlandese, verosimilmente identificabile con Waterford, città natale di Peter Cunningham, autore del romanzo Le conseguenze del cuore (SEM ed., trad. Laura Grandi), ambientato a Monument. È per me un piccolo mistero che il libro, uscito in versione originale nel 1999, abbia impiegato vent’anni prima di essere tradotto in italiano. Perché si tratta di un romanzo tumultuoso, che attraversa il ‘900 ed è scritto dannatamente bene, con una forte vena di ironia anche nei passaggi più drammatici.

Dentro, scorrono parecchi dei temi che, anche presi uno alla volta, nelle mani di un bravo scrittore possono decretare il successo di un libro: la vita e la morte, l’amore e il tradimento, la guerra, la viltà e il coraggio, la generosità e l’avidità, il ricatto, l’eros e il delitto. Anzi, due delitti, entrambi preterintenzionali, il primo dei quali, commesso all’epoca della loro adolescenza, segnerà il destino dei tre protagonisti principali e li terrà avvinti per il resto delle loro esistenze. È sopra tutto la storia di un’amicizia indomabile, a prova del tempo e degli eventi, catalizzata da una bellissima donna, Rosa Bensey, figlia dell’allibratore di Monument. Gli altri due elementi del trio sono Jack, unico erede del casato aristocratico dei Santry, la famiglia più eminente e ricca della città, e il suo coetaneo Chud Conduit, concepito nella settimana di passione rovente tra sua madre e un marinaio napoletano di passaggio. Chud è anche l’io narrante della storia, ed è cresciuto in una famiglia di non antica borghesia, complessa e numerosa – quasi una tribù – dominata dalla figura di una nonna davvero affascinante.

I due ragazzi, fin dalla primissima giovinezza, sono entrambi innamorati di Rosa, e affideranno al caso – il lancio di una moneta – la scelta di chi potrà sposarla. Vincerà Jack, che, di ritorno dalla II Guerra Mondiale, ne diventerà il marito. Chud, però, intesserà con la donna una relazione appassionata, destinata a durare per più di mezzo secolo.

Fatti i debiti aggiustamenti di scala, il romanzo di Cunningham mi ha richiamato irresistibilmente alla memoria la Certosa di Stendhal: per la compresenza di certe atmosfere, ma sopra tutto per il susseguirsi di eventi che autori più economi avrebbero distribuito in più libri. C’è persino la descrizione di un pezzo di battaglia tra le truppe alleate e quelle naziste nello sbarco in Normandia, che ricorda la cronaca stendhaliana della battaglia di Waterloo: quel caos dove nulla è distinguibile e in cui, chi ha la ventura di trovarcisi dentro, non riesce neanche a capire chi stia vincendo e chi perdendo.

Un romanzo coinvolgente, che sconfina a tratti nell’epico.