Insegnare i segreti dei codici come in una palestra judo. E’ la missione di Francesco Passantino. Perché saper programmare apre le porte del nostro futuro.

di Antonella Filippi

Più famoso di tutti è Bill Gates, emblema dello smanettone del computer che ama le scienze, porta gli occhiali e veste casual. Originalissima la categoria di appartenenza: parliamo di nerd, che da insulto è diventato un motivo di vanto. Chissà se in questa tipologia si riconosce il palermitano Francesco Passantino, ricercatore, consulente e formatore. Uno che dice: “Devo ringraziare mio padre che, quando ero ancora ragazzino, nel 1985, mi regalò il Commodore 64 e da lì iniziai a programmare in basic”. Si fece notare anche al liceo Cannizzaro: “Frequentai il corso di informatica del terzo e del quarto anno. Al quinto i professori mi dissero di insegnare io ai miei compagni. E così iniziò la mia carriera di docente di nuove tecnologie. Infatti da trent’anni a questa parte insegno nei master post laurea di tecnologia della comunicazione e dell’informazione e da cinque anni, attraverso un’organizzazione internazionale che si chiama Coderdojo, diffondo le strategie del pensiero computazionale mediante corsi per ragazzi tra i 7 e i 12 anni. Il ‘dojo’ è il luogo dove ci si allena alle arti marziali: noi ci addestriamo per combattere con il codice, non contro”.

Lui, con il fattivo supporto di Massimiliano Greco e Monica Valenti dell’associazione InformaGiovani, ha avuto un’idea: ha portato 22 insegnanti ed educatori di nove Paesi – Turchia, Spagna, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Serbia, Macedonia, Italia e Repubblica Ceca – li ha sistemati in pieno Ballarò, alla Domus Carmelitana, dove hanno dormito in cellette a due letti con bagno privato, li ha fatti pranzare nella trattoria di fronte: insomma, ha fatto di Palermo per una settimana la sede del corso di formazione in lingua inglese “Coding for learning”, finanziato dal programma Erasmus+.  Una comunità internazionale venuta a prendere lezioni a Palermo. Ecco Laura che viene dalla Lituania: “Il corso è molto interessante ma l’Italia la immaginavo diversa. Ho visitato solo la Scandinavia, è la prima volta che mi trovo nel sud d’Europa: mi dispiace ma devo dire che a Palermo mi ha colpito la spazzatura”. Per fortuna la pensa diversamente Cristina Lasmarìas Urbàn da Ejea de los Caballeros, due passi da Saragozza, in Aragona. Ha vissuto vent’anni a Napoli e parla italiano. A Palermo ha ritrovato un po’ di Spagna: “è una città bellissima, sono stata fortunata: ho trascorso una settimana fantastica scoprendo luoghi che mi hanno lasciata senza parole”.

Nerd sì, ma con l’anima. Perché non è affatto vero che scienza e umanesimo debbano fare a pugni. “Devono marciare insieme – dice Passantino -. I ragazzi di terza media, appena prendono dimestichezza con la materia, mi domandano: Ma da tutto questo, come si può guadagnare? Sono orientati al business”.

Il segreto, secondo Passantino, si chiama pensiero computazionale. “Oggi si ritiene che sapere programmare sia importante quanto leggere e scrivere perché non si tratta solo di una tecnica ma di un metodo per affrontare dei problemi. Saper scomporre un problema in micro-parti, sapere individuare la sequenza delle azioni da compiere per potere risolvere un problema, sapere connettere i pezzi tra di loro per arrivare alla soluzione finale, sono alcune delle strategie legate al mondo del pensiero computazionale e della programmazione che possono essere applicate alla soluzione di problemi quotidiani”. Sicuro? “Chi si avvicina alla pratica del pensiero computazionale, innanzitutto saprà, con più maneggevolezza, utilizzare la tecnologia che ci circonda. Uno degli esercizi che propongo è quello di descrivere dove è nascosta questa tecnologia. È ovunque, tanto che neppure ce ne accorgiamo. Su una semplice bottiglietta d’acqua c’è un codice a barre che può essere letto e che permette di organizzare un intero magazzino. Ai ragazzi di prima media, per esempio, spieghiamo come programmare un sensore a ultrasuoni o un sensore per rilevare la temperatura e l’umidità all’interno di una stanza: solo così loro si avvicinano alla tecnologia, all’elettronica, all’informatica senza averne paura. Il Ministero dell’Istruzione si è finalmente deciso a introdurre il pensiero computazionale nelle scuole”.

Interessi prevalentemente maschili? Niente affatto. A Palermo è attivissimo un gruppo di donne “smanettone” capitanate da Serena Tudisco, che di Passantino è la compagna di vita. Con la romana Fiorella De Luca, la toscana Sabrina Scoma di Pistoia e la veneta Ambra Tonon hanno organizzato al consorzio Arca un workshop gratuito di programmazione per ragazze (di uomini s’incontrano soltanto i coach) che si chiama Django Girls Palermo. “Siamo una community, giriamo l’Italia e con il nostro workshop gratuito vogliamo dare l’opportunità di capire se programmare e diventare una Django Girl sono attività che fanno realmente battere il cuore. E poi vogliamo smentire chi dice che questo campo sia solo roba da uomini: ci battiamo contro questi pregiudizi culturali. Molte ragazze partecipano per curiosità ma soprattutto per conoscere, per scambiare opinioni, idee. Vogliono capire cos’è la programmazione e quale carriera potrebbe produrre”. Tra laureande in fisica, giornaliste, studentesse, ci sono anche una mamma, Ursula Mazzola, con la figlia di dodici anni, Aurora: “Siamo venute insieme, curiose di questo mondo e contente di avere interessi comuni”. Da donne.