Un esercito di milleduecento giovani ha “raccontato” i gioielli delle Vie dei Tesori agli oltre 400mila visitatori dell’ultima edizione. Sono un grande patrimonio per la Sicilia del futuro.

testi Giulio Giallombardo – foto Igor Petyx

Un lungo racconto corale che attraversa tutta la Sicilia. Tante voci che s’intrecciano, da Palermo a Catania, da Trapani a Messina e Siracusa, fino a rincorrersi nei borghi più piccoli e segreti. Storie diverse per un’unica missione: rendere la bellezza accessibile a tutti. Protagonisti di questa sfida sono stati oltre 1200 giovani che nell’arco di due mesi hanno guidato le visite della tredicesima edizione de Le Vie dei Tesori, il festival diventato ormai tra i più importanti eventi culturali d’Italia, che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, aprendo centinaia di luoghi, molti dei quali spesso non visitabili. Volontari, studenti universitari, alunni delle scuole superiori che hanno affiancato i “senior”.

Alcuni alla prima esperienza, altri con qualche edizione già sulle spalle, hanno accolto cittadini e turisti, facendo da ciceroni in gran parte dei 500 siti aperti quest’anno in quindici città siciliane: Palermo, Trapani, Marsala, Sciacca, Caltanissetta, Messina, Catania, Acireale, Siracusa, Noto, Ragusa, Modica, Scicli, Naro e Sambuca di Sicilia, alle quali si è aggiunta anche Mantova, “trasferta” lombarda. Un piccolo esercito che ha marciato in lungo e in largo, tra chiese, palazzi, musei, giardini, camminamenti segreti, fino a cripte e rifugi sotterranei, portando in alto il vessillo di una cultura aperta a tutti e trasversale, fuori da ogni steccato, con quella passione vibrante che solo i cuori giovani sanno trasmettere.

E sono stati tanti ad aver fatto scoccare una scintilla, un ricordo sopito o un’emozione. Come a Palermo, città dove il festival è nato e ha messo radici sempre più profonde, tanto da aver raggiunto quest’anno 272mila visite in cinque weekend, ben oltre la metà delle complessive 404mila in tutte le città del festival. Tra i volontari del capoluogo siciliano – formati da Giovanni Orlando, Alida Fragale, Danilo Lo Piccolo, Olimpia Nicosia, Vittoria Ribaudo – alla sua prima esperienza col festival, c’è Danilo Primiero, trentenne studente di architettura, che ha fatto da guida nella cripta Lanza della chiesa di San Mamiliano e nella chiesa di San Francesco di Paola, incontrando visitatori tanto affascinati dal luogo e dalla sua storia da tornare una seconda volta, portando anche altre persone. “Ricordo con emozione – racconta Danilo – una bambina che, dopo aver seguito la visita, ha chiesto al padre un euro che ha voluto donare al festival”, un omaggio simbolico per assicurarsi di “poter venire anche da grande”.

C’è poi Roberto D’Angelo, 28enne mediatore culturale laureato in Storia dell’arte, alla sua seconda partecipazione al festival, che l’anno scorso ha condotto le visite alla Banca d’Italia e quest’anno ha accompagnato cittadini e turisti sulla torre della chiesa di Sant’Antonio Abate. “Quella con Le Vie dei Tesori è un’esperienza formativa completa che ti dà l’occasione di crescere – sottolinea Roberto – è stato bello gettare un piccolo seme di conoscenza tra la gente, che in molti casi veniva a visitare quel luogo per la prima volta. Non potrò dimenticare facilmente soprattutto le scolaresche, non mi ero mai messo alla prova con i più piccoli, è stato più difficile, ma tanto gratificante”.

Accanto ai volontari, ci sono poi i tanti studenti universitari, alcuni dei quali hanno svolto col festival il proprio tirocinio formativo, grazie alle convenzioni con le università di Palermo e Catania. Come Virginia Realmuto, 21enne bagherese, studentessa in Beni culturali e tirocinante al Simua, il Sistema museale dell’ateneo palermitano, impegnata al mulino di Sant’Antonino all’interno dell’omonimo convento, con gli affreschi del chiostro da poco recuperati. “Il mio sogno è diventare guida turistica – confessa Virginia – e questi weekend di tirocinio con Le Vie dei Tesori mi hanno aiutato moltissimo”.

Tra i più giovani, poi, gli studenti delle superiori che hanno svolto progetti di Alternanza scuola-lavoro, grazie al protocollo d’intesa siglato con l’Ufficio scolastico regionale. Tra questi c’è Cristian Spata, 17 anni, studente del liceo scientifico “Basile”, nel quartiere Brancaccio, che ha fatto da guida al Castello di Maredolce. “Quel posto è diventato la mia seconda casa – dice Cristian – ho incontrato tante persone gentili, guidando in certi casi anche gruppi composti da quaranta persone. È stata un’esperienza formativa unica”.

Da Palermo a Catania, la passione rimane la stessa. Tra le guide dei cinquanta luoghi aperti nella città etnea, che ha chiuso con 26mila visite con il coordinamento di Teresa Saitta, c’è Giulio Pappa, 26 anni, studente di Scienze politiche alla sua seconda partecipazione al festival. Ha accolto i visitatori nel Teatro Antico, al Castello Ursino e nella chiesa di San Benedetto, con tappe fuori città nel Parco Paternò del Toscano, a Sant’Agata Li Battiati, e nella chiesa di Santa Venera, ad Acireale. “Nonostante il maltempo che si è abbattuto su Catania in quei giorni, il bilancio è stato molto positivo – commenta Giulio -. C’è stata una buona affluenza, con alcuni visitatori assidui, come una signora che ho incontrato prima ad Acireale e poi in altri luoghi di Catania, oppure un’altra donna tedesca con cui mi sono spesso imbattuto perché impegnata in uno studio su Sant’Agata. È stato molto bello anche il clima che si è creato nel Parco Paternò del Toscano, dove la famiglia mi ha accolto facendomi sentire a casa”.

A Palazzo Biscari, luogo più visitato a Catania e narrato dal principe Ruggero Moncada in persona, troviamo Alessia Ballato, studentessa di venti anni, che ha fatto da guida anche alla Cattedrale. Alla seconda partecipazione al festival, ha condotto, in più, le visite in francese per i tanti turisti stranieri presenti. “La cosa più bella – osserva Alessia – è che si ha l’opportunità d’incontrare tanta gente, sia chi già conosce la storia della città, sia chi invece non ha molte nozioni storiche e viene proprio per apprendere qualcosa di nuovo. C’è tanta voglia di arricchirsi culturalmente, e questo è molto importante”.

Ad accogliere e “coccolare” alcuni degli oltre undicimila visitatori di Messina, c’è anche Alessia Caruso, trentenne storica dell’arte che ormai vive e lavora a Roma da dieci anni, ma che, in occasione del festival, ha voluto essere presente nella sua città. Ha prestato le sue competenze per le visite in Prefettura, eccezionalmente aperta al pubblico, e nel circuito delle due ville Maria e Stefania. “Ero venuta da visitatrice l’anno scorso – dice – questa volta ho voluto contribuire come volontaria e ne sono stata felice”. Come la 29enne Federica Finocchiaro, laureata in Management per i beni culturali, guida negli stessi luoghi di Alessia: “La gente ha voglia di scoprire, soprattutto i siti normalmente non fruibili, contribuire a questo progetto sul territorio della mia città è ancora più bello”.

A Trapani, terza città più visitata del festival, dopo Palermo e Catania, con oltre sedicimila presenze, il 26enne Vincenzo Vittorio Novara, studente in Beni culturali, è stato impegnato nelle visite al campanile e al chiostro di San Domenico. “Mi sono rimasti impressi alcuni anziani – ricorda – che erano stati in questo luogo da piccoli, senza più tornarci da allora, per loro è stato come un viaggio indietro nel tempo”. Invece, nella vicina Marsala, città più visitata tra quelle al debutto nel festival con più di ottomila presenze, il giovanissimo Vittorio D’Acquisto, 17 anni, studente del liceo classico “Giovanni XXIII”, ha fatto da guida al Parco archeologico, sempre in Alternanza scuola-lavoro: “È stata un’esperienza faticosa e impegnativa – confessa – ma quando c’è la passione, la fatica pesa di meno”.

Tra le meraviglie del barocco di Ragusa, che ha raccolto ben undicimila visite, troviamo Rita Baglieri, 33enne laureata in lingue, per il secondo anno consecutivo volontaria a Palazzo La Rocca, settecentesco gioiello di Ibla. “Rispetto all’anno scorso è andata ancora meglio, è stato gratificante vedere la risposta della gente, come quando alcuni tornavano dopo la visita, portandoci acqua e caffè. Si è creata una bella complicità con gli altri volontari che hanno partecipato, una bella rete”.

Da Ragusa a Siracusa, altre storie d’amore con la propria città, come quella di Valeria Cappuccio, architetto 32enne che ha fronteggiato gli oltre cinquemila visitatori del Castello Maniace, sito più amato nel capoluogo aretuseo, che ha messo insieme più di diecimila visite. “Nonostante sia un luogo sempre aperto – osserva Valeria – in occasione de Le Vie dei Tesori viene preso d’assalto, e a venire sono proprio molti siracusani che non conoscono il monumento. Ma sono stati in tanti a visitarlo anche tra i turisti. Una ragazza di Bologna ha organizzato il suo viaggio in Sicilia, seguendo il calendario del festival. Poi c’è stato un gruppo di 32 cinesi, vestiti in modo talmente bizzarro che le donne sembravano principesse. Si sono fatti foto ricordo al castello. Commovente, poi – conclude Valeria – la visita di alcuni ragazzi ipovedenti che hanno seguito la guida senza alcun supporto, in modo autosufficiente”. Piccoli doni di un festival che, grazie ai giovani, fa miracoli.