Microsoft e Apple hanno puntato su Napoli con fabbriche d’eccellenza. In Basilicata e in Puglia crescono imprese hi tech. La Sicilia, da tali processi industriali, sembra un po’ estranea. Ed è una carenza grave

di Antonio Calabrò

Sta nelle fabbriche, il futuro dell’Italia. Nelle “fabbriche belle” e cioè ben progettate, luminose, accoglienti, sicure e sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale. Come la Pirelli disegnata da Renzo Piano a Settimo Torinese, la Nuvola Lavazza di Cino Zucchi, gli stabilimenti farmaceutici Zambon a Vicenza e Bresso (Milano) firmati da Michele De Lucchi, la “fabbrica giardino” di Prada a Valvigna, in Toscana, su progetto di Guido Canali e tante altre ancora. Un’industria hi tech, in cui l’automazione, i robot e l’intelligenza artificiale migliorano la qualità del made in Italy e in cui la sostenibilità diventa un fattore di straordinaria competitività sui mercati globali (lo conferma il rapporto GreenItaly di Symbola e Unioncamere).

La strategia sull’innovazione industriale vale anche nel Mezzogiorno. Una conferma? Gli stabilimenti Avio della General Electric a Brindisi e a Pomigliano, stampanti 3D per componentistica aeronautica, un’eccellenza anche agli occhi degli azionisti Usa che considerano l’Italia (dal Sud al Nord di Cameri, in provincia di Novara) il paradigma produttivo migliore di tutto il settore del gruppo. O la scelta di Comau, robotica di Fca, di aprire a Bari una “casa del software” per elaborare progetti per tutti i clienti del gruppo, con impegni ambiziosi sulle reti neurali artificiali, l’image processing e i test sui sistemi di infotainement d’una vettura: tutto affidato a sofisticati robot. La recente intesa tra Fca e i francesi di Psa per fare nascere il quarto gruppo automobilistico mondiale può ridare slancio anche agli stabilimenti Fiat nel Mezzogiorno, moderni e produttivi.

Ecco una possibilità per il Sud, grazie agli investimenti nazionali e internazionali. L’Italia deve rilanciare il suo ruolo di seconda manifattura d’Europa, subito dopo la Germania. E ci sono aree in cui le relazioni virtuose tra industria, università, ricerca, possono rafforzare un capitale sociale che fa da cardine d’uno sviluppo produttivo, equilibrato, dinamico. Microsoft e Apple hanno puntato su Napoli, con centri di ricerca e produzione d’eccellenza. In Basilicata e in Puglia crescono imprese hi tech in stretto rapporto con i mercati del Nord e dell’Europa. La Sicilia, da tali e tanti processi industriali, sembra un po’ estranea. Ed è una carenza grave.