Si apre lo scenario del “doppio divario”: l’Italia diviene il Sud dell’Europa del Centro-Nord, e il Mezzogiorno il “Sud del Sud”.

di Antonio Purpura

La Svimez ha appena pubblicato il Rapporto sul Mezzogiorno 2019. Come per le passate edizioni, il rapporto monitora gli andamenti a breve termine dell’economia meridionale e le trasformazioni dei suoi assetti strutturali. Il quadro che emerge è decisamente preoccupante. La più grande crisi del dopoguerra è ancora aperta; ce lo dicono le variazioni annuali del Pil schiacciate attorno allo zero, e soprattutto le nuove e rilevanti problematiche che investono i rapporti dell’economia italiana e del Mezzogiorno con i Paesi dell’Unione europea.

La crisi sta ridisegnando la distribuzione territoriale dello sviluppo a vantaggio dei Paesi del Nord e del Centro Europa. A loro volta, quelli dell’Est-europeo, beneficiari dell’ultimo allargamento, diventano i terminali delle delocalizzazioni industriali di questi e anche delle altre regioni sviluppate del Continente (comprese quelle del Nord-Italia), grazie a una politica fiscale aggressiva che spiazza le aree deboli della UE, e soprattutto il Mezzogiorno, nella capacità di attrarre gli investimenti esteri. L’Italia tende a divenire la periferia dello sviluppo del Nord e del Centro-Europa. Si apre, così, lo scenario del “doppio divario”: l’Italia diviene il Sud dell’Europa del Centro-Nord, e il Mezzogiorno il “Sud del Sud”.

All’origine di questi processi vi sono nel nostro Paese e, con accenti più gravi, nel Mezzogiorno, i ritardi accumulati negli investimenti in infrastrutture, nella ricerca, nel sistema di istruzione universitaria, nei sistemi innovativi territoriali, nella efficienza della amministrazione pubblica. Come si esce da questa crisi? La prima (non) soluzione è quella del “fai da te”. è perseguita dalle quattro grandi regioni del Nord che hanno chiesto l’autonomia differenziata, per sostenere lo sviluppo dei loro territori, anche a costo di stravolgere i principi del Titolo V della Costituzione, e di lasciare il Mezzogiorno alla sua sorte.

La seconda soluzione è fondata sul rilancio dello sviluppo di tutto il Paese attorno a un progetto che valorizzi le interdipendenze funzionali fra i diversi territori, Mezzogiorno in primis. è appena il caso di ricordare che fu questa la strategia elaborata, negli anni ’50, da Pasquale Saraceno e dalla “sua” Svimez, e che portò alla prima, e finora unica, fase di vero riequilibrio fra Centro-Nord e Sud del Paese.