C’è chi ha ripreso in mano il vecchio mandorleto abbandonato, chi si è inventato pastore e chi ha lasciato l’ufficio per tornare nei campi. Storie di sei ragazzi siciliani che hanno vinto l’Oscar Green 2019. Senza voltare le spalle alla Sicilia

di Giuliana Imburgia

Sono rimasti in Sicilia o sono tornati dall’estero per dedicarsi alla coltivazione della terra, la stessa che li ha visti nascere. C’è chi ha riavviato antichissime produzioni di famiglia, tramandatesi da padre in figlio per generazioni, e chi si è scoperto agricoltore per passione, affacciandosi ex novo all’universo della coltivazione biologica e cambiando radicalmente vita.

Rossella, Fabio, Luca, Andrea, Michele e Gabriele sono i giovani imprenditori agricoli siciliani vincitori dell’Oscar Green Sicilia 2019, il premio Coldiretti Giovani impresa che ogni anno rende merito ai coltivatori under 30 che decidono di non abbandonare la Sicilia e dedicare la loro vita alla terra.

Il futuro è osare: questo è lo spirito con cui sono stati premiati i sei agricoltori. “Il premio vuole trasmettere una nota di sincero ottimismo raccontando esperienze di ragazzi che ce l’hanno fatta senza voltare le spalle alla Sicilia”, dice Massimo Piacentino, delegato regionale Coldiretti Giovani. “La nostra terra – aggiunge – è spesso additata come la patria dell’abbandono giovanile e queste storie a lieto fine assumono un valore aggiunto in Sicilia, soprattutto perché questi ragazzi si sono costruiti un futuro in un settore a volte bistrattato dai più giovani”.

Sei storie diverse, per ciascuna una motivazione differente, ma con un unico comune denominatore: l’amore verso la terra e i suoi frutti. C’è chi è tornato in Sicilia dall’Australia, chi ha lasciato il lavoro per diventare allevatore e pastore e chi invece ha riscoperto antiche coltivazioni di famiglia assopite da anni.

È il caso di Rossella Scollo, vincitrice della categoria “Fare rete”, che dopo essersi trasferita in Australia ha sentito che “la campagna la chiamava”. In un attimo è passata da Melbourne a Monterosso Almo, piccola cittadina in provincia di Ragusa, per dedicarsi a un mandorleto ereditato dal nonno Mariano. E fortuna ha voluto che proprio quell’appezzamento di terreno ha regalato a Rossella una rarissima varietà di mandorla, la “cuvia femminella”, rintracciabile solo in microclimi vulcanici e montani, esattamente come la sua proprietà collocata a ridosso del monte Lauro, un  vulcano non più attivo. “Inizialmente non sapevamo che varietà fosse – dice Rossella – poi gli esperti hanno confermato trattarsi di una tipologia di mandorla molto pregiata, che grazie alla nostra coltivazione è stata salvata dall’anonimato e dall’estinzione”.

Altro esempio di legame tra territorio, storia e cultura è quello del vincitore della categoria “Creatività”, Michele Ricupero, di Canicattini Bagni, nel Siracusano, che ha innovato le tradizioni agricole di famiglia con una grande novità, la produzione dell’olio d’iperico: un olio medicamentoso ottenuto combinando gli scarti della produzione dell’olio d’oliva e la macerazione dei fiori dell’Hypericum, tradizionalmente usato nella cultura popolare come pianta officinale, grazie al suo effetto analgesico e cicatrizzante. “Anziché buttar vie le rimanenze non commercializzabili, ho differenziato la produzione per destinarne una parte alla riscoperta di un prodotto della tradizione che si sta un po’ perdendo”, afferma Michele.

Il rispetto per la tradizione e la tutela dell’ambiente caratterizzano anche il catanese Andrea Scuto che da un’unica pianta madre di origano, cresciuta spontaneamente nelle campagne limitrofe all’azienda a Carlentini, è riuscito a dar vita a migliaia di altre piantine. Trentamila piante di origano che originano tutte da un’unica grande pianta madre hanno regalato ad Andrea il primo premio nella categoria “sostenibilità”.

Un’agricoltura 2.0 è invece quello che ha ispirato Fabio Bono e il suo “basilico I-tech”, medaglia d’oro nella categoria “Impresa 4. Terra”. Fabio ha unito il suo interesse per la tecnologia e la sua passione per l’agricoltura, coltivando piante di basilico in floating system all’interno di una serra idroponica di 1.300 metri quadrati. “È un sistema molto antico che consiste nel predisporre delle vasche dove galleggiano dei pannelli di polistirolo che ospitano le piantine le cui radici sono costantemente immerse nella soluzione nutritiva contenuta nella vasca”, spiega Fabio. Sono dieci vasche e ognuna contiene circa ottomila piantine di basilico”.

Poi c’è Gabriele Butticè, 22 anni, il più giovane di quest’edizione, vincitore della categoria “Campagna Amica”, che finiti gli studi ha deciso di avviare un’azienda agricola a Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, e di specializzarsi nella produzione di marmellata di melograno “Wonderful”, la più famosa e apprezzata varietà nel mondo dal colore rosso intenso.

Infine, per la categoria “Noi per il sociale”, Luca Cammarata e il suo “Orto Matto” che senza seguire le orme di alcuna tradizione agricola di famiglia ha salutato la vita da ufficio e la scrivania per dedicarsi esclusivamente all’allevamento e alla zootecnica. “Mi sono licenziato, ho acquistato dei terreni e delle capre e senza alcuna certezza mi sono buttato in questa nuova avventura”, dice Luca. Che oggi si definisce “un allevatore da pascolo a tempo pieno” felice e contento.

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