Dalla Cultural Farm di Favara al progetto BioLab nasce dalla collaborazione dell’associazione Coltivare Bio Naturale. Sino ad arrivare all’esperienza di Nicoletta Cosentino, in passato vittima di violenza domestica, che è riuscita ad aprire un laboratorio per vendere prodotti da forno, piccola pasticceria e conserve

di Cecilia Schmitz

Una società per Azioni Buone

Il think tank di Favara non si ferma. Parola d’ordine: sii tu il cambiamento che desideri avvenga intorno a te. Non aspettare che arrivi dall’alto. La poderosa spinta messa in moto con il Cultural Farm è arrivata proprio dal basso, dall’iniziativa di privati cittadini. Allora perché non strutturare questa dinamica in un’impresa sociale con statuto e cinque aree di intervento (qualità della vita, formazione, lavoro, cultura e bambini) volti a coordinare le tante idee che emergono dal confronto di chi non si arrende all’esistente? “L’ottica è quella di mettere il cittadino al centro, attore del cambiamento delle proprie sorti, senza aspettare il miracolo – dice Florinda Saieva, ideatrice del progetto -. Molti credono nel format e hanno già aderito”.

BioLab: coltivare integrazione seminando il futuro 

Il progetto BioLab nasce dalla collaborazione dell’associazione Coltivare Bio Naturale, formazione e promozione sociale per la conservazione degli AgroEcosistemi; la Masseria Acque di Palermo di Roccapalumba, azienda chilometro zero, agriturismo e fattoria didattica condotta da Emanuela Morello; e DiEsseGroup, società di servizi di sicurezza, certificazione e formazione. L’idea di partenza è tanto semplice quanto virtuosa. “Superare la connotazione negativa dell’handicap valorizzando il contributo che persone con disabilità possono fornire alla società”, dice Luigi Rotondo, fondatore e presidente dell’associazione. I partecipanti acquisiscono competenze per coltivare prodotti ortofrutticoli a basso impatto ambientale con l’uso della tecnica Bio Naturale e per costituire una startup in campo agro-alimentare. Favorire una maggiore autonomia ha vantaggi personali, familiari e sociali, fornendo una risposta alla preoccupazione del “dopo di noi”.

Cuoche combattenti

Aiutati che Dio ti aiuta… fino a ribaltare completamente la situazione di sofferenza di partenza. È l’esperienza di Nicoletta Cosentino, in passato vittima di violenza domestica, che è riuscita, grazie all’aiuto di tante persone, enti e associazioni, di un micro-credito con Banca Etica, del sostegno di D.I.Re (donne in rete contro la violenza) e del centro anti-violenza sulle donne ad aprire un laboratorio per vendere prodotti da forno, piccola pasticceria e conserve, realizzati con cura insieme a un gruppo di donne che condividono lo stesso percorso. Attualmente i prodotti di “Cuoche combattenti” sono in vendita anche da Qbio e online (ordini.cuochecombat@libero.it) ma presto la distribuzione si allargherà anche con la fornitura di merende per bambini a Libreria Dudi, Circolo Arci Le Giuggiole e Associazione Libero Gioco. Tutti i prodotti portano un’etichetta con messaggi contro la violenza sulle donne.