Il futuro del vino isolano secondo Gianni Sinesi, sommelier del ristorante Reale di Castel di Sangro in provincia dell’Aquila.

Raccontaci un po’ di te

“Ho 35 anni e sono sommelier dal 2008. Da quindici alla cantina del ristorante Reale studio gli abbinamenti con i piatti dello chef, confrontandomi quotidianamente con Niko Romito e con Cristiana Romito, la nostra regista di sala”.

Qual è il primo vino siciliano che ricordi di aver assaggiato?

“Paradossalmente un vino non autoctono, a base di Petit Verdot e Cesanese d’Affile, Franchetti, dell’azienda Passopisciaro. Vitigni allevati sull’Etna che assieme danno vita a un vino che rappresenta, nonostante tutto, il territorio”.

Sicilia a tavola: un piatto da non mancare?

“Un piatto ricco di storia, che rappresenta la grande ricchezza gastronomica della Sicilia: il Timballo di aneletti palermitano con melanzane e ragù di carne”.

Proponi vini siciliani nella tua carta? Di quali aree?

“Sono rappresentante tutte le zone della Sicilia, dalla potenza dell’Etna a Faro, da Pantelleria con i suoi grandi passiti a Marsala”.

Raccontaci il migliore abbinamento fatto con un vino siciliano.

“Quello pensato per il piatto del Reale, ‘Lenticchie, nocciole e aglio’ per cui ho scelto un Marsala secco del 1980. Perfetto per la tendenza dolce e abbastanza grassa del piatto. Sono andato sul Marsala per il suo impatto sapido e acido, oltre che per la sua struttura. Il finale di palato è ciò che ricerco: equilibrio e pulizia”.

Come vedi il futuro del vino siciliano?

“Credo che la Sicilia debba portare avanti la sua tradizione e la sua cultura attraverso il rispetto della sua meravigliosa terra, che significa una spinta in avanti verso la coltivazione biologica, intesa come cura assidua della materia prima, per un risultato di estrema pulizia del prodotto finale”.