Bisogna superare le esposizioni troppo auto-referenziali rivolte a una platea di visitatori colti e poco attente ai ben più numerosi turisti curiosi, suggestionabili con attrazioni meno specialistiche.

di Antonio Purpura

Dal 2014 al 2018 la fruizione dei parchi archeologici e dei musei regionali è cresciuta considerevolmente: + 29,1 per cento i visitatori e + 47,6 per cento le entrate.  Persiste, tuttavia, il marcato squilibrio fra i flussi di visitatori dei parchi e dei musei a essi contigui. Nel 2018, a fronte dei 928.952 visitatori del Parco della Valle dei Templi, quelli dell’attiguo Museo archeologico regionale si fermano a 45.833; il Teatro di Taormina registra 894.593 visitatori mentre il Museo archeologico di Naxos si attesta su un modesto 21.419; a Siracusa accade altrettanto per il Teatro greco (688.963) e il Museo archeologico “Paolo Orsi” (42.470), non diversamente da quanto si osserva per i visitatori della Villa del Casale di Piazza Armerina (354.941) e del vicino museo di Aidone (18.899). Il fenomeno non né nuovo e nemmeno soltanto della nostra regione. Le cause sono diverse. Dal lato della domanda la visita dei Parchi risponde a una motivazione più semplice ed aperta alla “suggestione”. Quella dei musei, invece, ha alla base una curiosità culturale più complessa e radicata, il che restringe la platea dei potenziali fruitori. Dal canto loro, i tour operator, com’è naturale, non contrastano questo fenomeno e anzi lo assecondano, semplificando i loro (veloci) programmi di visita, centrati sui punti di più immediata e suggestiva percezione, e lasciando fuori, o ai margini, le più faticose e complesse visite ai musei, nonostante la prossimità, tematica e territoriale, di questi con i parchi.

Per migliorare questa situazione non bastano le politiche di prezzi bassi, o addirittura la gratuità. Se è vero che ciò che motiva il primo accesso – e i successivi ritorni dei visitatori – è la qualità e l’attrattività della visita, allora la leva strategica va individuata nelle politiche di riqualificazione dell’offerta museale. Queste ultime vanno riorientate al superamento delle impostazioni espositive, oggi troppo auto-referenziali, le quali si rivolgono a una ristretta platea di visitatori colti e sono invece poco attente ai ben più numerosi turisti sufficientemente curiosi e positivamente suggestionabili con attrazioni meno paludate. La Regione sta facendo molto in questa direzione, tuttavia i dati ci dicono che occorre fare di più e meglio, anzitutto dando ai responsabili dei musei le risorse, finanziarie e umane, per progettare e gestire i nuovi modelli di fruizione.