Riaprono i giardini segreti della Valle dei Templi e una mostra ne rivela la storia: quella di Villa Genuardi e del suo proprietario che inventò il turismo di lusso e quella di Villa Aurea, dimora di Sir Hardcastle, con il parco Mediterraneo sotto le rovine. Una visita da non perdere, tra storia e natura.

di M. Laura Crescimanno

Il giardino di Villa Genuardi.

Le piante, ben più longeve degli esseri umani, sono testimoni viventi della nostra storia. È vero più che mai quando si riaprono, restaurati, giardini segreti immersi in paesaggi di raro valore. È il caso del giardino tropicale di Villa Genuardi, all’ingresso delle valle dei Templi, e del giardino di Villa Aurea, la dimora di Sir Alexander Hardcastle, appena riaperto al pubblico, a pochi metri dai templi del parco. La storia della Valle di Templi e dei personaggi che ne fecero la storia, è scritta infatti tra questi viali dai panorami mozzafiato.

La sede della Soprintendenza regionale ai Beni culturali, Villa Genuardi, è  poca nota agli agrigentini stessi. Qui, nei piani bassi, è allestita una singolare mostra permanente di foto e di documenti dal titolo “Dal giardino degli dei al giardino del Vescovo”, rara serie di immagini botaniche, planimetrie e documenti d’epoca emersi dopo anni di ricerche di storici, bibliotecari e botanici.

“L’apertura al pubblico è stata riproposta dalle Giornate del Fai – racconta l’ex soprintendente e curatrice Gabriella Costantino – un’opportunità anche per i turisti stranieri che possono visitare una piccola parte di giardino tropicale recuperato di recente, e scoprire la storia straordinaria del suo proprietario, l’imprenditore svizzero Leo Trippi. Villa Genuardi visse la sua fortunata stagione in cui funzionò come hotel di lusso, il Grand Hotels des Temples, caro all’aristocrazia europea e intellettuale di inizio secolo”. Per visitarla, si può andare in Soprintendenza negli orari di ufficio (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14, mercoledì pomeriggio, sabato e domenica su prenotazione).

La mostra, curata della  Soprintendenza con la consulenza degli esperti  dell’Orto botanico di Palermo, è accompagnata da una pubblicazione a colori con schede botaniche e acquarelli realizzati da Francesca Sciarrabba, con il contributo dell’ assessorato regionale ai Beni culturali. Scorrono le planimetrie e le immagini di ben quattordici giardini pubblici e privati: la Kolymbetra, l’Orto botanico agrigentino, il parco di Villa Aurea, i tre giardini scomparsi a causa del cemento e della speculazione degli anni ‘70, ma anche alcune ville private, visitabili all’interno del parco archeologico. Le immagini, provenienti da archivi storici e fotografici, mostrano anche antichi giardini, horti conclusi, che si sono conservati all’interno dei conventi per scopi agricoli o meditativi, parchi botanici di famiglie imprenditrici e nobiliari, ma anche ciò che resta oggi del verde pubblico dopo la distruzione della guerra o del cemento.

Colpiscono subito la storia e l’ubicazione, a pochi metri dai templi, di Villa Aurea, oggi sede del parco archeologico, con il suo giardino mediterraneo e i sentieri che svelano ipogei paleocristiani, da due mesi  sistemato e riaperto al pubblico. La villa e il parco furono di proprietà di sir Alexander Hardcastle, un capitano inglese che qui si stabilì nel 1921, stregato dalla bellezza del luogo e qui visse a lungo partecipando attivamente agli scavi archeologici, accanto all’archeologo Pirro Marconi. I due finirono sulla copertina del Time per aver rimesso in piedi sei colonne del tempio di Ercole. Una storia dal finale tragico, dato che Hardcastle finì  i suoi giorni in manicomio e in bancarotta, nonostante avesse venduto la villa allo Stato.

“La frutticoltura tropicale siciliana è nata nel giardino di Villa Genuardi a opera di Leo Trippi, l’imprenditore svizzero che portò i primi turisti europei a scoprire il paesaggio della valle dei Templi – racconta il botanico palermitano Rosario Schicchi -. Tra le settanta specie censite, sopra il belvedere, risalta il rarissimo boschetto costituito da otto dracene monumentali. Trippi riuscì a coltivare all’inizio del secolo specie tropicali e sub tropicali nel grande giardino sottostante la villa, specie come la canna da zucchero, la casimiroa edule, nota come sapote bianco, la guaiava, il banano, il kaki, la fejoia e l’ avocado di cui esistono puntuali testimonianze, un frutteto tropicale che forse meriterebbe di essere ricostituito”. Fu Trippi stesso, che creò anche i pozzi per irrigare il frutteto, a lasciare i puntuali elenchi di piante da fiore e da frutto, settantotto in tutto, a testimonianza di un’incredibile passione per la frutticoltura tropicale, specie provenienti dal centro America, Brasile, Perù, che a Girgenti trovarono perfetta acclimatazione, fruttificando alla fine dell’ inverno. Imponenti gli elenchi di piante da frutto, oltre quelle ornamentali del giardino, che crescevano irrigate nei tredici ettari a valle: oltre tremila mandorli, trenta ulivi, 86 grandi carrubi, ma anche molti agrumi, peri, albicocchi, susini, cotogni e melograni.

Trippi, che ebbe intuizioni imprenditoriali ancora oggi geniali, introdusse la villa con il suo parco nel tour degli alberghi di lusso in Sicilia fuori stagione, collegandolo a Villa Igea di Palermo, Villa Politi di Siracusa e il San Domenico di Taormina, dotò l’albergo di un mezzo di trasporto a motore per prelevare i clienti dalla stazione ferroviaria, sita allora in periferia, o per accompagnarli nelle escursioni ai templi fuoriporta. L’hotel, arredato con mobili Ducrot, offriva una spettacolare terrazza panoramica con vista sulla valle, era dotato di campo da tennis e offriva anche un servizio di stabilimento al mare, sulla spiaggia di San Leone.

Ma dopo la Seconda Guerra mondiale Trippi fu costretto ad abbandonare il suo eden agrigentino. Fu l’inizio del declino: quasi tutte le piante morirono per la siccità, tranne alcune che resistettero, come diverse specie di palme, aloe, agavi e dracene. Piante che hanno raggiunto oggi dimensioni considerevoli avendo superato il secolo di vita, come i vetusti e immensi ulivi di oltre sei metri di diametro, preesistenti alla costruzione.

Forse più spettacolare ed emozionante ancora è la visita del parco di Villa Aurea, che rientra nel perimetro del parco archeologico della valle sotto la tutela dell’Unesco. Il giardino fu impiantato da sir Hardcastle attorno alla dimora che acquistò alla fine del XIX secolo, stregato dalla bellezza dei tramonti tra il mare, i templi e la valle. Spiega il botanico palermitano Manlio Speciale che ha curato i censimenti botanici delle specie del giardino, in tutto novantacinque, che circondano una necropoli paleocristiana: “Il giardino è oggi un luogo magico e invitante di straordinario valore paesaggistico e culturale, sin dall’ingresso denso di specie non  solo mediterranee, come la cycas, la palma da dattero, accanto a terrazze di agrumeti, siepi di rosmarino, antiche jacarande, filliree, fichidindia e olivi selvatici lungo i vialetti che si mischiano alle succulente arboree e ai cipressi, ai ficus e a un raro esemplare di eucaliptus”. Un insieme paesaggistico realizzato in perfetta armonia con la valle, atmosfera di rara bellezza che si è tramandata intatta sino ai nostri giorni.

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