Napoletana trapiantata a Lipari da ormai molto tempo, Loredana Salzano crea opere dove prendono vita leggende e creature del mare. Con tutto il fuoco delle profondità della terra.

di Alessia Franco

Si vede nelle sue opere – e si sente ancora prima in quella sua voce che si è fatta voce di isola, e che contiene le risacche e le sfuriate dei mari e dei venti – che il suo mondo di immagini si àncora alle parole e viceversa.

Per quest’artista di origini partenopee, che ormai da quindici anni ha messo radici a Lipari e che ha prediletto l’immagine allo scritto, le parole sono rimaste una fonte d’ispirazione, un prezioso cifrario dell’anima. Gli studi universitari, interrotti, di filosofia e le appassionate letture personali emergono tutte in Loredana Salzano: tanto che inizia il suo viaggio nell’arte proprio attraverso un libretto di poesie di cui illustra la copertina, rivelando un talento in realtà da sempre coltivato.

“Sono stata per anni a bottega in costiera amalfitana, da veri maestri ceramisti: tra questi, il grande Ugo Marano, amato da Gillo Dorfles, che oggi viene ricordato quasi più al nord che nella sua terra natale”, racconta.

Il periodo dell’apprendistato in bottega coincide per Loredana con quello dell’università. Finché una vacanza in Sicilia (laghetti di Marinello e Porto Rosa) le stravolge la vita: non solo perché s’innamora, ma anche perché sull’isola avverte una presenza forte della natura, e tempi dilatati con cui ha familiarità, essendo del sud. Eppure unici. E poi un senso della luce che la riporta a Bufalino, e la lingua: sta iniziando a leggere, in quel tempo, Andrea Camilleri.

E le mani, prima ancora delle parole, assorbono tutti questi umori: Loredana Salzano si trasferisce in Sicilia, per approdare, dopo un anno, a Lipari. Apre un piccolo atelier che muta aspetto continuamente: le installazioni che fanno da “insegna” vengono vendute, ed è una buona occasione per cambiare.

Sempre diversa, “nostra signora dei vulcani”, così è chiamata a Lipari: forse perché dalle pendici del Vesuvio è approdata nuovamente su una terra lavica. O forse perché è stato il titolo della sua prima mostra, a Stromboli; o ancora perché il vulcano è il filo rosso che lega il piccolo laboratorio, l’atelier e tutta la produzione dell’artista.

Vulcano che diventa canale, passaggio tra quello che si è disposti a mostrare e quello che rimane invece dentro le viscere, tra potenza e atto.

“Il vulcano per me è donna, almeno nella maggior parte dei casi – dice, perentoria – in sé contiene insieme potenza generatrice e distruttrice”.

Per quanto nascoste a Lipari e lavorate nel piccolo atelier-laboratorio, le opere di Loredana Salzano sono state ugualmente scovate e adesso vanno in giro per il mondo: tra i prossimi appuntamenti Roma e la biennale di Venezia, in passato anche Manifesta 12, Milano, Parigi.

“Appena ho capito che le isole Eolie sarebbero state casa mia – racconta Loredana – ho letto tutto quello che ho potuto sull’arcipelago. E così sono venuta a conoscenza della leggenda delle streghe eoliane, di cui si è occupata l’antropologa Macrina Marilena Maffei. Dopo essere stato protagonista di un evento del centro studi eoliani, nel 2009, il quadro su questo tema è stato acquistato da un collezionista svedese”.

Una leggenda, quella delle streghe eoliane, struggente quanto attuale, sebbene antica. Un racconto di sogni infranti in cui certe donne, stremate dai lavori di giornate senza fine, la notte si cospargevano di un unguento e, con l’aiuto di alcune nenie, si mettevano a volare. Non andavano molto lontano, al massimo in nordafrica, o a Palermo, ma ogni volta portavano con loro strani frutti. E quando i mariti se ne accorgevano, sostituivano l’unguento con acqua: loro cadevano giù, con qualche frattura o addirittura morte.

“Mi ha sempre fatto pensare tanto – dice l’artista – questo tentativo, da parte dell’uomo, di ristabilire a tutti i costi un ordine evidentemente non condiviso. Sempre queste leggende raccontano della capacità delle donne di trasformarsi in trombe d’aria. Per sconfiggerle, i pescatori ancora oggi si dice che traccino un cerchio e pugnalino con un coltello il centro dell’area delineata. Ho voluto per questo inserire nel mio quadro un coltello vero, come denuncia di una violenza”.

Insieme all’impegno sociale, al tema del mito e a quello delle migrazioni, in Loredana Salzano convive un aspetto più ironico e ludico. Così nasce la linea dei Dish-fish (presentati alla Design week parigina e a quella milanese del Fuori Salone).

Protagonista è un pescetto incantato, ironico e mediamente filosofo. Per parola della sua creatrice, insomma, Alice Attonita è “l’unica alice primordiale con problematiche contemporanee”. Nelle sue dissertazioni sui problemi di oggi (e sui piatti in cui è dipinta) l’accompagnano Polpo Contorto, Medusa Confusa, Calamaro a Disagio, Muta Dubbiosa e Gamberetto Coatto.

Come tutte le donne di Loredana, nemmeno Alice (che di femminile ha tutto, quasi una Mafalda degli oceani) riesce a stare zitta.

Eccola qualche anno fa alla biennale di Filicudi (la biennale più piccola del mondo), protagonista di una “escatologia delle scatolette”: in cui, al grido di “liberate i pesci”, Alice scappa dai contenitori di latta. Per approdare, finalmente, a mari aperti, fitti di coralli e di idee.

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