La Soprintendenza del mare fu creata da Sebastiano Tusa e oggi a guidarla c’è sua moglie, Valeria Li Vigni. Antropologa, direttrice di musei, compagna di vita e di immersioni del grande archeologo, racconta a Gattopardo il futuro del nostro grande passato.

di M. Laura Crescimanno

La nascita della Soprintendenza del mare siciliana è una di quelle storie che vanno oltre l’mmaginazione, scaturita dall’intuizione di un uomo visionario, ma anche al coraggio di chi ha raccolto il  suo sogno per portarlo avanti. Sulla poltrona più alta di Palazzetto Mirto da fine settembre siede una donna che ha preso il posto lasciato dal marito, Sebastiano Tusa, scomparso tragicamente in un incidente aereo a marzo scorso, e con rinnovato entusiasmo ne raccoglie l’immensa eredità.

Valeria Li Vigni, antropologa, direttrice di musei – il museo Pepoli di Trapani, Palazzo d’Aumale di Terrasini e poi il museo Riso d’arte contemporanea – è adesso alla guida della Soprintendenza del Mare della Regione. Una realtà unica nel panorama internazionale creata nel 2004 da Tusa, che nei suoi anni di instancabile attività di archeologo, storico, autore di saggi, aveva fatto del mare e della  salvaguardia del patrimonio subacqueo il fulcro dei suoi interessi.

Una struttura con circa sessanta dipendenti, diffusa a Palermo in tre sedi: quella di rappresentanza di Palazzetto Mirto, quella museale all’Arsenale della Marina Regia, quella distaccata all’interno del complesso dell’Addaura, il Roosevelt, dove la Regione siciliana con l’Agenzia per l’ambiente Arpa e altri Istituti ha previsto di creare un grande centro di eccellenza dedicato al mare, che sarà realizzato con fondi europei.

La Soprintendenza del Mare, dalla sua nascita a oggi, ha fatto scuola nel Mediterraneo, ha lavorato per proteggere un immenso patrimonio sommerso e per divulgare cultura, ha avviato campagne di scavi in tutta l’Isola, con i Paesi transfrontalieri, ma anche con il Giappone, dove gli archeologi del mare siciliani hanno trasferito metodi di scavo, tecniche di recupero di relitti e reperti che hanno riscritto la storia del mare e degli uomini. Valeria Li Vigni, un misto di rigore e gentilezza, guarda con affetto le anfore, i libri,  gli oggetti sulla sua nuova scrivania.

Che cosa penserebbe suo marito a vederla qui, al suo posto?

“Penso che sarebbe molto contento. In passato mi aveva già spinta a farlo, complice la comune passione per il mare e per i fondali della Sicilia. Pantelleria, Ustica, Mozia, Levanzo e le calette dell’Uzzo erano i luoghi che ha più amato; lì ogni frammento d’osso o coccio di ceramica trovato tra la costa e dentro le grotte lo spingevano a ripercorrere, studiare e documentare gli albori  della civiltà mediterranea. Una storia fondata sulla navigazione e sulla pesca, che lo portò a riscrivere con rigore alcuni momenti chiave del passato, come la battaglia delle Egadi, che segnò la fine della Prima Guerra punica con i Romani trionfatori sui Cartaginesi, scontro che lui rilocalizzò puntualmente tra Levanzo e la costa trapanese”.

Come immagina la sua Soprintendenza del Mare? In continuità con il passato?

“Ripartirò da tutti i progetti cui stava lavorando, guardando al futuro nel segno del lavoro instancabile che erano la sua cifra di vita. Lui credeva fermamente nella divulgazione della cultura attraverso pubblicazioni, mostre e musei aperti a un pubblico sempre più vasto. Adesso siamo presenti alla grande mostra archeologica su Cartagine, in corso al Colosseo, a Roma; poi andremo ad Aarhus, in Danimarca, con una sezione dedicata alla navigazione e alle battaglie del passato, a dicembre parteciperemo a una mostra a Napoli. Intendo poi dare seguito all’intuizione che ha portato alla creazione di itinerari archeologici subacquei, diventati oggi ben trentacinque lungo le coste siciliane e le isole minori. Stiamo lavorando alla tracciatura di un itinerario attorno allo scoglio Bottazza nelle acque di Agrigento, dove era già stato localizzato un relitto del XVI secolo, una nave armata che trasportava zolfo, non lontano in linea d’aria dal grande parco archeologico. La mia nuova sfida sarà di realizzare con gli altri enti la promozione di questi itinerari marini visti come prosecuzione di quelli terrestri. Su tutta la rete dei siti archeo sub, oggi frequentati da molti turisti subacquei, stiamo mettendo in piedi un progetto di manutenzione con bandi già pronti. Guardando al sociale e alle scuole, presto riporteremo in acqua gruppi di ipovedenti, un’esperienza unica nel suo genere”.

Spieghi a chi non lo sa che cosa fa la Soprintendenza del Mare.

“è una struttura con compiti di protezione del patrimonio, del paesaggio marino, di ricerca, valorizzazione culturale ma anche museale, non solo dal punto di vista storico e archeologico, ma anche antropologico. È noto a livello internazionale quello che mio marito è riuscito a realizzare a Mozia in lunghi anni di lavoro, a partire dallo scavo della prima nave punica con l’archeologa inglese Honor Frost, sino alla sua ultima creazione, il  grande museo delle navi antiche a Lilibeo, il baglio Anselmi di Marsala, dove adesso è esposto il relitto della nave romana  di Marausa. Mozia e le Egadi sono un angolo di mare dove la storia ha scritto pagine fondamentali per il Mediterraneo: non è un segreto tra gli addetti ai lavori che esista una nave punica gemella, su cui presto riprenderanno i lavori di indagini ricognitive con prospezioni affidate a strumenti innovativi”.

Con quali fondi porterete avanti i nuovi progetti? 

“Useremo fondi europei già destinati a nostri progetti: mi riferisco alla ristrutturazione e all’allestimento dell’Arsenale della Marina Regia di Palermo, che speriamo di completare in un paio di anni, dove sono previsti cinque milioni di spesa. Soldi necessari a completare le opere di restauro, ripristinare l’antica facciata, recuperare gli spazi attigui e allestire un vero museo della navigazione siciliana, una struttura che diventerà un nuovo punto di riferimento per la città che visse per secoli aperta sul suo mare. Il mio sogno sarebbe quello di riportare l’Arsenale alla sua funzione di struttura  visibile e raggiungibile dalla costa”.

I fondali siciliani sono ancora uno scrigno di tesori da scoprire…

“Sì, e noi lavoreremo anche su questo. Se ci spostiamo verso Gela, dove la storia ha lasciato segni e reperti dall’antichità sino al Novecento con la Grande guerra, prevediamo di avviare il recupero di un relitto degli anni ’30 del secolo scorso, il relitto dello Smeriglio, sino alla sua musealizzazione, aprendo la pagina, tutta da raccontare, dell’ archeologia bellica in Sicilia, legata cioè alla vicenda dello sbarco degli americani  sulla costa tra Gela e Licata. Lavoreremo anche al recupero del sommergibile Lazzaro Mocenigo. Ma non dimentichiamo i luoghi aperti ai turisti, come la sezione subacquea, che stiamo allestendo in queste settimane al museo Salinas con l’esposizione di anfore, e la riapertura della nostra collezione subacquea greco-punica nelle scuderie di Palazzetto Mirto, che si inserisce in un circuito turistico sempre più frequentato durante tutto l’anno. Perché il lavoro per la cultura in Sicilia non può fermarsi: proteggere il patrimonio e renderlo fruibile, è questo il solo futuro possibile per quest’isola e per le future generazioni”.

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