La luce è là. È il titolo che Agata Bazzi, palermitana, architetto, discendente degli Ahrens, ha scelto per il suo romanzo dedicato alla storia della famiglia, che si intreccia con quella della città di quegli anni, compresi quelli dello sfacelo economico, accelerato dalle leggi razziali.

di Santo Piazzese

Albert Ahrens sbarca a Palermo da una nave proveniente da Napoli, dove è arrivato dalla natìa Frisia e dove ha soggiornato per un anno alle dipendenze di un cugino, rappresentante di tessuti. Nato in una famiglia ebrea di piccoli commercianti, sente dentro di sé un’energia fattiva e pragmatica che lo induce a esplorare le potenzialità che la vita saprà offrirgli.

È il 1875. Albert ha 23 anni, ed è subito ammaliato dalla città: dalla sua luce, dal suo dinamismo e dall’apertura mentale che intuisce nella sua borghesia più illuminata, che avrebbe costruito teatri e i gioielli del Liberty che una generazione successiva avrebbe raso al suolo.

Palermo è tutta un cantiere e si prepara ad autocelebrarsi negli anni dell’Esposizione Nazionale e della Belle Époque. Ne è emblema la famiglia Florio, la cui figura più carismatica, Ignazio, accetta di incontrare Albert.

Il giovane piace subito a Florio, che non gli negherà appoggi e consigli. Non sarà l’unico: all’epoca, un drappello di imprenditori originari di mezza Europa e ben inseriti nella locale borghesia liberale, tende a cooptare i nuovi arrivati che riconosce come affini. I loro nomi sono familiari a molti palermitani: Hugony, Caflisch, Helg, Whitaker, Ingham, Woodhouse…

Presto Albert apre un raffinato negozio di stoffe in via Ruggiero Settimo. Il successo è immediato. Alle soglie dei trent’anni, sente che è arrivato il momento di fondare una famiglia. Non ha mai dimenticato una certa Johanna Benjamin, anche lei di origini ebraiche, che aveva fugacemente incontrato in patria, sette anni prima. Albert le scrive una lunga lettera, le parla di Palermo, dei suoi progetti: è una domanda di matrimonio. Poco dopo, riceve la risposta. Un telegramma che contiene una sola parola: Ja.

La coppia avrà otto figli, e con l’espandersi delle attività di Albert, che affiancherà al commercio delle stoffe la produzione di vini di qualità e di mobili in stile Biedermeier, cresce il desiderio di costruire una residenza adeguata alle necessità della famiglia. Così, a San Lorenzo Colli, alla periferia della città, sorge Villa Ahrens, una dimora vasta e armoniosa, con un timpano sul frontone, che riporta la scritta Lik DörLa luce è là.

 È il titolo che Agata Bazzi, palermitana, architetto, discendente degli Ahrens, ha scelto per il suo romanzo dedicato alla storia della famiglia, che si intreccia con quella della città di quegli anni, compresi quelli dello sfacelo economico, accelerato dalle leggi razziali. L’autrice, che si è ispirata a un diario di Albert e ai ricordi tramandati nel milieu, resiste al richiamo della nostalgia e modula una scrittura sommessamente affettuosa che accende una luce su un passato che dialoga col presente.