Bangalore la verde e l’elegante, dove ogni casa possiede un giardino con alberi profumati. Il palermitano Pierfrancesco Arnone vive qui dal 2012.

di Simonetta Trovato

La Silicon Valley indiana che in dieci anni è passata da 5 a 18 milioni di abitanti. Bangalore la verde e l’elegante, dove ogni casa possiede un giardino con alberi profumati. Il palermitano Pierfrancesco Arnone vive qui dal 2012, da quando fu chiamato come senior interior designer dalla Bhartiya International, società che sta sviluppando una smart city a sud di Bangalore. Arnone – che ha collaborato sempre con i grandi marchi del design, sua è la maniglia Link, bestseller di Mandelli – deve “proporre” il gusto occidentale che possa coniugarsi al loro Vastu Shastra, il Feng Shui indiano. “Bangalore è una città in continua espansione: una novità arriva prima qui e poi nel resto dell’India – racconta Arnone che ha disegnato anche una linea di gioielli in alluminio, la “13 gioie” -. C’è una temperatura ottima perché è a 900 metri sul livello del mare, è stata presa di mira dalla aziende occidentali dell’hi-tech, a cominciare da Microsoft”.

Bangalore ha una tradizione anche più forte della moderna New Delhi. “Il sud dell’India non è il Nord: qui gli uomini vestono un telo a mo’ di gonna avvolto a seconda del lavoro che fanno, e le donne usano vestiti più coprenti. In India si condivide tutto, persino in ufficio si mangia ancora con le mani da grandi vassoi d’acciaio coperti da foglie di banano. Gli indiani chiacchierano tanto, sono professionali ma focalizzati su un solo argomento, alla maniera anglosassone. E se hanno disponibilità economica, imitano lo stile di vita dei coloni inglesi”.

Traffico allucinante e una sfrenata passione per i clacson. “A fronte di una pazzesca crescita esponenziale di auto non hanno strade adeguate, per fare venti chilometri impieghi un’ora e mezzo. Quindi ogni scelta, amici, scuole, ristoranti, è concentrata, il quartiere diventa una micro città. Anche perché Uber o un risciò ti porta dappertutto con pochi dollari”. La vita costa molto poco. “Mangiate per strada, il loro street food è straordinario, con trenta-quaranta centesimi fai un pasto. Mango e papaya hanno un sapore straordinario. E insegnano ai bambini a portarsi dietro l’acqua”.

I parchi. “L’indiano ama stare all’aria aperta: la domenica è facile unirsi a gruppi che praticano yoga al Lalbagh Park, magari in mezzo ai fenicotteri. C’è anche un lago bellissimo su cui tramonta il sole”. Il rapporto con gli animali. “Sono stato rimproverato aspramente perché schiacciavo le zanzare: sono creature di Dio, si deve loro rispetto. Tengono in auto ortaggi da offrire alle mucche per strada, e chiudono i parchi per permettere ai serpenti di accoppiarsi con tranquillità”. Mangiare a Bangalore. “Hanno creato un locale, The only place, dove si può mangiare carne bovina, che per loro è intoccabile. Ma anche questo è un simbolo di rispetto per lo straniero. Per il resto, riso e salse, le loro verdure, legumi, lenticchie di ogni tipo e colore”. Il Paese in cui si parlano sedici lingue diverse e si adorano 33 mila dei. “In India si venera l’attrezzo che dà lavoro, lo fa l’artigiano come il manager, ogni casa ha una Puja, la stanza dello spirito in cui rinchiudersi”.

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