di Santo Piazzese

Con Lo strano caso di Henri Girard (Sellerio ed.; trad. A. Molica Franco), Philippe Jaenada, scrittore e giornalista francese, ricostruisce un vecchio caso che a suo tempo appassionò e divise la Francia. Nel 1941, nel castello di un paesino del Périgord, in piena occupazione nazista, vengono trucidati a colpi di roncola il proprietario Georges Girard, la sorella Amélie e la domestica Louise.

È una notte di ottobre e l’unico sopravvissuto al massacro è il quarto abitante del castello: Henri Girard, ventitreenne figlio di Georges. È lui a scoprire i corpi, la mattina dopo, e a dare l’allarme. Ed è lui, a furor di popolo, l’unico sospettato. Henri è quello che i benpensanti definirebbero uno scapestrato e sembra fare di tutto per assecondare questa nomea. È irascibile, violento, viziato, cinico, arrogante, ha le mani bucate e non fa che chiedere soldi al padre e alla zia. A vent’anni è già sposato con una ragazza invisa alla famiglia, ma il matrimonio dura poco e Henri si dà al bel tempo con una sfilza di altre donne. Insomma, è l’indiziato ideale per i delitti.

Quando il processo viene celebrato, nessuno sarebbe disposto a scommettere sulla sua innocenza, e tutto appare incanalato verso una sentenza di condanna. Se non che, negli ultimi, ipnotici, venti minuti dell’arringa conclusiva del capo del suo collegio di difesa, tutto si ribalta, e la giuria popolare, con l’apparente acquiescenza del presidente della Corte, si pronuncia per l’assoluzione. Ciò nonostante, è rimasta nell’opinione pubblica la certezza che Henri fosse colpevole.

Philippe Jaenada, per le 661 pagine del libro, scava nella storia, rovistando negli archivi e riesumando documenti, lettere, testimonianze che sembrano descrivere tutta un’altra personalità del giovane e rapporti ben diversi con il padre e con la zia, rispetto a quelli fatti emergere durante il processo. Nonché le incongruenze nelle perizie medico-legali e nella ricostruzione della meccanica dei delitti. L’autore, inizialmente colpevolista, diventa in corso d’opera sempre più dubbioso, fino a convertirsi in un fervente innocentista, arrivando ad azzardare l’identità del vero assassino.

Nessuno si aspetti effettacci e tinte fosche: si tratta di una storia tenebrosa, ma Jaenada opta felicemente per un registro narrativo sospeso tra brio e umorismo, con frequenti richiami autobiografici.

Per la cronaca, Henri Girard, dopo l’assoluzione, ebbe una vita di alti e bassi, soggiornò in Venezuela, poi in Algeria, dove sostenne la causa indipendentista. Scrisse diversi libri tra i quali, con il nome di Georges Arnaud, il bestseller Il salario della paura, da cui Clouzot trasse un film di culto, con Yves Montand protagonista.

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