La sua strada era già scritta: laurearsi in giurisprudenza ed entrare nello studio del nonno. Ma per il palermitano Vittorio Magazzù la vita ha preso una svolta  diversa e la sua passione per la recitazione l’ha portato sui palcoscenici di cinema e televisione. Una favola a lieto fine.

di Francesca Taormina

Palermo, viale delle Magnolie, mattina presto, una macchina affianca una Fiat 132, a bordo due esponenti dei Nar, Fioravanti e Cavallini, il primo scende e spara a ripetizione sul presidente della Regione, Pier Santi Mattarella. È il 6 gennaio del 1980, e questa è la scena finale del film L’omicidio Mattarella girato a Palermo qualche mese fa, ma non in via Libertà, dove avvenne il delitto. Ragioni di sicurezza hanno impedito che la scena fosse girata davanti all’abitazione di quello che allora era il giovane fratello del governatore siciliano e che oggi è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A interpretare Fioravanti, assoldato dalla mafia, è un giovane palermitano, Vittorio Magazzù. La sua sembra una favola, di quelle all’americana, dove il sogno e la determinazione vincono il destino. Vittorio Magazzù non ha ancora 23 anni e già ha messo piede nelle fiction di Rai 1, è protagonista per la seconda serie di Una vita promessa e da qualche giorno è nelle sale il suo film Drive me home. Ma sembra ieri che era ancora sui banchi del liceo Garibaldi, un liceo classico che non risparmia laboratori teatrali, presenze al Teatro greco di Siracusa e concorsi a quello di Palazzolo Acreide. Uno su venti viene colto dal fuoco sacro, è matematico, poi il destino, il talento e la fortuna decidono il resto. Ma se sei nato a Palermo come ti passa per la testa di fare l’attore? E se vieni fuori da una genia di avvocati, con un nonno famoso, Santi, e una madre, Alessandra, avvocato anche lei, donna coraggiosa, prudente, saggia?

“Quando a diciotto anni le dico di voler fare l’attore – racconta – non fa una grinza, non si fa prendere dal panico. Dall’altro lato c’è uno studio molto ben avviato, una laurea in Giurisprudenza sarebbe la strada più ovvia, con un futuro segnato, mio nonno Santi lo ha sempre dato per scontato e in casa non si è respirato nient’altro che diritto, codici, procedure.” E allora? I tragici greci sono venuti a sconvolgere l’intera famiglia? Le suppliciEdipo reMedea e tutto va a carte quarantotto? Eppure la madre Alessandra non dà a vedere nulla, asseconda, si mostra quasi complice, sperando che il fuoco sacro si estingua nel giro di un anno. Non sa ancora quanto Vittorio sia determinato, testa dura, convinto come nessun altro che deve concentrare tutte le sue energie solo sul teatro. Studiare diritto e contemporaneamente dizione e recitazione, si può.

L’ha fatto Alessandro Preziosi, che si è laureato e ha insegnato per un anno Diritto tributario. Ma Vittorio no, lui sceglie di non disperdere i suoi sforzi. All’Accademia Silvio D’Amico non c’è più posto, le selezioni sono ultra severe, e allora si iscrive alla STAP del Teatro Brancaccio. È una scuola di tipo anglosassone, del tipo migliore quindi, diretta da Lorenzo Gioielli, dove agli allievi viene assegnata la riscrittura dei classici, e riscriverli significa farli propri.

“Passa solo un anno – racconta – e mia madre, con il mio book in mano, incontra un’amica che è la madre di un cast director, da lì il mio primo provino che mi porta alla fiction Questo nostro amore ‘80, accanto a Neri Marcorè e Anna Valle, nel ruolo di Ciccio Strano, giovane e siciliano”. Non passa molto tempo che arrivano Don Matteo 11 e poi La vita promessa con Luisa Ranieri. La dorata strada delle fiction si è aperta; il piano B, l’università, non è mai stato preso sul serio, ma quando vince il premio Giuliano Gemma è del tutto dimenticato.

Ogni favola però ha il suo lato oscuro e per Vittorio la favola non ha fatto eccezione. Ha conosciuto suo padre quando aveva sette anni, fino a quella data e anche oltre ha portato il cognome della madre. Dario Tamburello, il padre, era andato negli States, e come broker ha avuto successo tanto da ottenere la cittadinanza americana. Lì si è sposato, ha adottato due bambini che Vittorio ha incontrato solo due volte, per poi fare ritorno a Palermo nel 2010. Vittorio è cresciuto con la madre e il nonno, e quando finalmente ha incontrato il padre gli ha chiesto: “Vuoi giocare a calcio con me?”, e infatti è il calcio il secondo amore di Vittorio, giocato e inseguito fino a un incidente.

Ora il suo primo film è nelle sale: Drive me home, girato nelle campagne di Petralia, la storia di due amici fraterni che vengono separati dal destino, accanto alla star di Romanzo criminale, Vinicio Marchioni. Ma la prima parte da protagonista l’ha ottenuta con la seconda serie de La vita promessa, col ruolo di Leonardo, il figlio di Rosi Abbate, Giulia Michelini. Leonardo è stato affiliato dalla camorra, nonostante le precauzioni della madre per tenerlo al riparo, e riceve l’ordine di uccidere la madre. “Ma per questa stagione – dice – è molto probabile che resti viva”.

unnamed (48)unnamed (49)unnamed (50)