Dalla Natività di Caravaggio alle Ninfee di Monet, ai Girasoli di Van Gogh: a Palermo una mostra ripropone una serie di perfetti cloni di capolavori rubati o perduti. Un omaggio all’arte e alla bellezza e una sfida alla barbarie.

di Guido Fiorito

Una notte di cinquant’anni fa si consumava a Palermo uno dei più clamorosi furti d’arte di tutti i tempi. La mattina di sabato 18 ottobre 1969 un grande rettangolo vuoto appare sull’altare a chi riapre l’Oratorio di San Lorenzo per preparare la messa: la Natività dipinta dal Caravaggio è scomparsa. Non sarà più ritrovata. “Una storia che oggi interessa tutto il mondo”, dice Bernardo Tortorici che, con l’associazione Amici dei musei siciliani che presiede, da anni ha riaperto al pubblico l’Oratorio e tenuto alta, con manifestazioni puntuali, la memoria sull’opera e sul furto. Venerdì prossimo aprirà una mostra a Palazzo Abatellis con le riproduzioni di una serie di altri capolavori perduti di famosi artisti.

“Tutto è nato da un’idea che anni fa ho condiviso con Peter Glidewell – racconta Tortorici – e riguardava il riprodurre con alta tecnologia un vero clone della Natività del Caravaggio. Clone che fu realizzato dagli scienziati-artisti di Factum Art per Sky Arte, fu inaugurato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e fu collocato sull’altare dell’Oratorio quattro anni fa. I turisti che prima allo spazio vuoto evocavano infuriati  la solita mafia adesso apprezzano in gran parte il clone. Una scelta che ha una sua validità iconografica. Infatti Serpotta decorò l’Oratorio cento anni dopo la morte di Caravaggio collegando i suoi meravigliosi stucchi alla Natività. Sulla parete di sinistra le storie di San Lorenzo che è dallo stesso lato nel quadro, sulla destra, per lo stesso motivo, quelle di San Francesco. I due angeli ai lati della tela dialogano con quelli di Caravaggio. L’assenza del quadro, al di là della gravissima perdita, rendeva incomprensibile questo gioco di rimandi tra l’apparato di stucchi e il dipinto che il clone ha consentito di restituire”.

Adesso ci sono altri sette cloni di capolavori perduti (le loro storie saranno raccontate da docufilm su Sky Arte) che saranno esposti tutti insieme per la prima volta nella mostra di Palermo. Sette capolavori resuscitati. E ciascuno ha una storia straordinaria. Due opere sono state certamente distrutte: le Ninfee (dipinto nel 1914-1926) di Claude Monet finite in cenere nell’incendio del Museum of Modern Art di New York, e il ritratto di Winston Churchill (1954) realizzato da Graham Sutherland che non piacque allo statista che lo fece bruciare dalla moglie.

Negli altri casi si tratta di appassionanti gialli che coinvolgono i nazisti e la criminalità organizzata. La torre dei cavalli azzurri (1913) di Franz Marc scomparve dopo aver fatto parte della collezione di Hermann Göring. Medicina (1900-1907) di Gustav Klimt e Myrto (1929) di Tamara de Lempicka si sono persi nel nulla, tra castelli a fuoco durante il ritiro delle truppe tedesche in Austria e ville requisite dalle SS a Parigi. Vaso con Cinque Girasoli (1888) di Vincent Van Gogh è finito a pezzi sotto le macerie di un bombardamento a Osaka, in Giappone. Simile a quella del Caravaggio di Palermo è la sorte del Concerto a tre di Vermeer (1663-1666) che fu portato via con una rapina da un museo di Boston e forse è finito a casa di un gangster. Si tratta di ri-materializzazioni, quasi che un teletrasporto da Star Trek le riconducesse da un mondo sconosciuto di nuovo fino a noi, realizzate con ingrandimenti di vecchie fotografie, l’intervento di artisti con vernici a olio, lo studio dei colori utilizzati dal pittore. Nel caso del clone di Caravaggio fu utilizzata un’immagine scattata nel 1967 da Enzo Brai.

Sulla scomparsa della Natività sono state fatte numerose ipotesi sostenute da testimonianze di pentiti di mafia senza riscontro. Nella ricorrenza dei cinquant’anni sarà proposto un video inedito in cui il filmmaker Massimo D’Anolfi intervista monsignor Rocco dell’Oratorio di San Lorenzo dopo il colpo. “Il prete – dice Tortorici – che era custode della chiesa, indica il mafioso Tano Badalamenti  come autore del furto e possessore del quadro. Si tratta di un video mai mandato in onda. Le tesi di monsignor Rocco rimasero inascoltate ma adesso coincidono con le conclusioni fatte l’anno scorso dalla commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi. Ci furono delle trattative per chiedere un riscatto ma il soprintendente del tempo si sarebbe opposto”.

D’Anolfi sarà a Palermo il 15 ottobre per la proiezione del video, uno dei tanti momenti di una settimana tutta dedicata al quadro scomparso (il programma completo su www.amicimuseisiciliani.it). “La notte dei ladri”, questo il titolo della storica rievocazione organizzata annualmente dall’Associazione amici dei musei siciliani, si trasforma, infatti,  in una serie di appuntamenti: il 14 ottobre ci sarà un incontro con alcuni dei maggiori esperti di Caravaggio, tra cui Francesca Cappelletti, per parlare degli altri misteri della tela: Caravaggio venne realmente a Palermo? L’anno in cui fu dipinto il quadro e l’identità di un paio di personaggi raffigurati non trovano ancora tesi concordi. Il giorno dopo, alla presenza del ministro della cultura Dario Franceschini, verrà lanciata una campagna di messa in sicurezza delle opere artistiche in Italia, sostenuta dall’associazione Amici dei musei che conta un centinaio di sezioni. Una mostra all’Oratorio di San Lorenzo ospiterà opere di artisti contemporanei che negli anni scorsi si sono ispirati alla natività caravaggesca. E poi il racconto di Salvo Lo Piparo con Costanza Licata e le musiche per violoncello di Giovanni Sollima, dedicate al fatto.

“Abbiamo tre propositi – dice Tortorici – mantenere le luci accese sulle indagini, nella speranza che il quadro esista ancora e possa essere ritrovato; incoraggiare la tutela del patrimonio artistico italiano; usare la tecnologia nei casi di assenza definitiva di un’opera d’arte con i limiti etici ed estetici di questo tipo di riproduzione”. Nell’Oratorio rimane il telaio in legno del quadro del Caravaggio. “La tela – conclude Tortorici – è stata tagliata con estrema precisione non lasciando alcun frammento sul supporto. La scala certamente usata dai ladri non ha lasciato segni sugli stucchi. Un lavoro da professionisti, non da balordi come fu sostenuto nelle prime indagini”. Il telaio fu esposto dall’artista vietnamita Danh Vo alla Biennale di Venezia nel 2013:  l’assenza di un’opera d’arte era diventata un’opera d’arte.

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